REGGIO EMILIA – Risulta un precedente a carico di Mena Istafanous, il 26enne arrestato ieri sera sospettato per l’aggressione ai danni di tre persone da lui ferite in modo grave. Nei suoi confronti è emersa una denuncia per minacce e danneggiamento relativa a un episodio che risale allo scorso aprile.
Al momento il giovane si trova ospite dell’istituto penitenziario della Pulce. Le porte del carcere si sono chiuse dietro di lui dopo una notte passata in una cella di sicurezza della questura. Questa mattina il personale della polizia ha acquisito le registrazioni del sistema di videosorveglianza della stazione di servizio teatro del gesto violento.
All’avvocato nominato d’ufficio, in queste ore è subentrato un altro legale, Franco Beretti, nominato dai famigliari. “Sono costernati e increduli”, fa sapere il professionista spiegando che i genitori del 26enne hanno appreso dell’accaduto quando gli agenti della squadra mobile si sono presentati in casa per la perquisizione.
“Il padre e la sorella – aggiunge – sono assolutamente perplessi dalla modalità” dell’azione del loro congiunto in quanto il ragazzo mai aveva manifestato comportamenti violenti, “né in famiglia né fuori”.
In carcere l’indagato è apparso confuso, ha inoltre specificato Beretti.
Ad essere costernata è tutta la comunità dei cristiani ortossi copti, della quale fa parte la famiglia, che ha origini egiziane ma che è in Italia da oltre trent’anni.
Diplomato al Bus Pascal sette anni fa, Mena Istafanous per due anni ha frequentato il corso di ingegneria all’Università per poi abbondonare gli studi. Da più di un mese viveva a Modena, dove aveva trovato un’occupazione dopo essersi dedicato a più lavori saltuari tra cui l’animatore.
Il grave episodio potrebbe c’entrare con le manie di persecuzione di cui soffriva ma anche con una depressione cominciata un anno fa. Condizioni in seguito alle quali aveva cominciato a frequentare il centro di salute mentale.
Il 15 agosto scorso il ragazzo aveva manifestato alla famiglia lo stato di inquietudine da lui vissuto, per il quale si era rivolto al medico di base, anche per i necessari certificati per astenersi dal lavoro.
“Si sentiva perseguitato, al lavoro, convinto che persone del lavoro lo seguissero, che fossero andate a casa sua… cose fantasiose dovute al suo stato mentale – spiega l’avvocato all’Ansa – Mena è andato da uno psichiatra e poi al Centro di salute mentale. Vi si è rivolto a metà luglio di quest’anno. All’incontro successivo, del 5 agosto, non è andato, perché nel frattempo aveva trovato un lavoro”.
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