ALBINEA (Reggio Emilia) – A partire dal 2027 la rassegna culturale Primavera di Donne, che da oltre 20 anni il Comune di Albinea organizza e dedica al valore, al talento e alla tenacia delle donne, sarà dedicata a Marta Marzotto. E lo sarà non solo nel nome, ma anche nella grafica, grazie all’artista Marco Lodola, che ha realizzato tre coloratissimi ritratti dedicati alla contessa originaria di Borzano.
Il progetto artistico e culturale, nato grazie all’idea della responsabile della biblioteca Pablo Neruda, Federica Franceschini e degli assessori Jessica Guidetti (Pari opportunità) e Giacomo Mazzali (Cultura) è stato presentato ieri sera in una sala civica gremita e resa ancor più speciale dalla presenza dell’imprenditore Matteo Marzotto, con la sua compagna Nora Shkreli, quinto figlio di Marta e Presidente del Gruppo MinervaHub SpA.
L’idea è stata commissionare un ritratto della Contessa al maestro Lodola che, affiancato alla frase della Marzotto “Umile sempre, modesta mai”, diventasse l’immagine guida della Rassegna, il cui spirito è rappresentato in pieno dalla vivacità, la forza e l’intraprendenza della Marzotto stessa.
“Era la classica mamma reggiana testa quadra che difendeva i suoi figli con tutta la forza che aveva – ha spiegato il figlio – A noi ha sempre dato un amore esagerato e incondizionato, oltre a tanta libertà. Ha sempre vestito i panni dell’umiltà in modo trasparente, senza vergognarsi o nascondere le sue origini ed è sempre rimasta fieramente una figlia del popolo, che mangiava la vita e ironizzava sul fatto che la chiamassero “contessa”. Aveva assaggiato la fame, le zanzare, la guerra e la risaia e questo è stato determinante per farla diventare quello che è stata. Era una donna libera, ma anche fragile, anche se non sembrava, ed era capace di guardare sempre avanti con ottimismo e con il sorriso. Ha saputo fare della sua fragilità un punto di forza nelle sue relazioni con gli altri e ha anticipato i tempi su molti temi. E’ stata un’innovatrice che parlava di libertà e di diritti delle donne quando ancora non erano in tanti a farlo. Mettere “la persona al centro” era un concetto che le era caro e che anche oggi mi guida nella quotidianità”.
Il racconto di Matteo Marzotto ha disegnato un profilo inedito della madre in cui l’infanzia e l’adolescenza, vissute tra Borzano e Mortara di Pavia, hanno giocato un ruolo fondamentale: “Io stesso posso definirmi per metà una testa quadra perché le mie radici parlano reggiano e ne sono fiero. Sono cresciuto con nonna Alma – ha spiegato l’imprenditore – Nella mia educazione, quando ero bambino, c’è stata tanta reggianità. E anche da uomo adulto mia madre mi è stata sempre vicina, sostenendomi nella difficoltà e nelle vittorie. In tanti l’hanno definita una stilista, anche se lei non lo era nel vero senso del termine. Era però una donna con un gusto sopraffino, una grandissima conoscenza dei tessuti e dei modelli e un intuito straordinario per gli affari”, ha detto Marzotto ricordando la storia del maglione di cashmere che la Standa offriva a 120mila lire alla fine degli anni ’80; in un periodo cioè in cui il cashmere era un bene di lusso assoluto, accessibile solo nelle boutique d’alta gamma. “Fu mia madre ad andare direttamente in Cina e a scovare un rivenditore che, tramite Hong Kong, poteva far arrivare in Italia capi di buona qualità a costi non esagerati. Ne acquistarono 160mila che alla Standa vendettero in un fine settimana… Il tutto senza saper parlare una parola di inglese – ha concluso Matteo – Quello fu un momento di rottura fondamentale nella storia della moda italiana che contribuì alla nascita della democratizzazione del lusso nei primi anni ’90”.









