REGGIO EMILIA – E’ docente di Psicologia sociale e insegna Psicologia della violenza all’Università di Padova dove dirige anche un Master in sicurezza urbana. Si é occupato a lungo dell’analisi del terrorismo e della reazione dell’opinione pubblica di fronte ad attentati o pericolo di attentati. Il professor Adriano Zamperini invita i reggiani alla cautela nel commentare il caso del 22enne di origini marocchine arrestato con l’accusa di pianificare un’azione terroristica.
“In passato ho parlato di equazione terrorista=immigrato=odio. Dobbiamo disarmare le mani ma anche le parole. Ci vuole cautela, non é solo questione di impedire che qualcuno faccia qualcosa, ma dobbiamo stare molto attenti anche al racconto. Spesso le persone reagiscono non tanto di fronte a quello che accade, ma a come viene riferito e interpretato quello che accade. Il racconto, il resoconto giornalistico, muovono le azioni, può attivare gli animi ed equazioni che spesso non esistono”.
Spesso a seguito di attentati o di operazioni di antiterrorismo si assiste a un innalzamento delle misure di sicurezza. E’ la strada giusta?
“Bisogna avere il coraggio di investire non in interventi spot che hanno la durata di un dibattito televisivo o di una elezione, ma in prevenzione, quando si parla di sicurezza bisogna avere il fiato lungo del maratoneta”.
Il prof. Zamperini era a Reggio per presentare il suo ultimo libro dal titolo “Disagio ambientale”.
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