REGGIO EMILIA – “Organizzerò un’operazione con ostaggi per te, registrerò un video in cui confesserò di essere un sostenitore di Daesh”. “Lupo solitario, qualsiasi cosa che dimostri che sei un sostenitore”. E’ uno degli scambi della chat su Telegram. Il linguaggio sarebbe quello che gli investigatori considerano tipicamente jihadista: “operazione” sta per attentato, “lupo solitario” è un individuo indipendente che organizza attacchi violenti. Il presunto “lupo solitario” che si darebbe disponibile a organizzare un’operazione “in Italia o in Svizzera” – dirà anche in questo scambio – è Jaber Naggay, il 22enne fermato in centro a Reggio e adesso in carcere con l’ipotesi di accusa di arruolamento con finalità di terrorismo. Dall’altra parte c’è un account, ForDm. Risalire all’identità che si cela dietro quella sigla è adesso una delle priorità degli inquirenti.
E’ stato lo stesso Naggay a mostrare la chat alla polizia reggiana. Gli agenti erano stati avvertiti dalla madre del ragazzo, che vive in Germania e che aveva ricevuto da lui questo messaggio: “Ciao mamma mi serve il tuo aiuto sto veramente male, chiama la polizia, vado a fare una cosa in centro con un coltello”. Era scattata la ricerca immediata di tutte le forze di polizia. Naggay, difeso dall’avvocato Maurizio Colotto, era già tenuto d’occhio costantemente dopo il rientro a Reggio dalla Germania lo scorso gennaio. In città c’è anche suo fratello. Da dieci giorni era volontariamente uscito dal percorso terapeutico del Csm (Centro salute mentale) di via Petrella, centro dove era ricoverato da febbraio, ed era senza fissa dimora. La sera del 21 la prima pattuglia a individuarlo è stata quella della polizia locale.

Il sindaco Marco Massari, il questore Carmine Soriente e il Comandante della Polizia locale italo Rosati con l’assistente capo Marianna Zazzera e l’assistente scelto Alessandro D’Antonio, protagonisti del fermo del giovane Jaber Naggay
Per gli inquirenti è stato possibile visionare messaggi solo dal 5 al 21 maggio. Sono scritti in parte in arabo e in parte in inglese. La Direzione centrale di Polizia di Prevenzione è sempre rimasta in contatto in questi mesi con la Digos di Reggio guidata da Carlo Marino, dopo gli elementi di indagine acquisiti dalla Germania. Naggay, nato a Montecchio da genitori di origine marocchina, dalla provincia reggiana si era poi trasferito nella zona di Friburgo con la famiglia. La prima condanna di un tribunale tedesco è datata ottobre 2022, per tre episodi di simulazione di reato e disturbo della quiete pubblica. Nel gennaio di quell’anno, ad esempio, la polizia tedesca lo aveva fermato alla stazione perché il giovane avrebbe sostenuto di avere con sé un’arma per commettere un attentato. Già nel 2019 – emergerebbe da alcune perizie psicologiche – pare che mostrasse ai compagni di scuola video di esecuzioni da parte dell’Isis. Un “insistente interesse”, così lo ha definito il giudice che ha disposto il carcere ritenendo che ci sia, oltre al pericolo di fuga, il “concreto e attuale rischio” che l’indagato commetta atti di violenza con finalità terroristica.
Ora il pallino dell’indagine passa per competenza alla Direzione distrettuale antimafia diretta da Paolo Guido.
Reggio Emilia polizia indagini arrestato attentato Digos coltello terrorismo Jaber Naggay“Vado a fare una cosa in centro con un coltello”: il messaggio di Jaber alla mamma. VIDEO









