REGGIO EMILIA – “Sono stati bravi gli agenti sul campo che hanno individuato il soggetto nonostante avesse caratteristiche parzialmente diverse da quelle delle segnalazioni, sia come vestititi che come pettinatura. Per accertarsi che fosse lui hanno pronunciato il suo nome e lui si é girato”, racconta l’ispettore capo Silvio Camariero.
A parlare a Tg Reggio é chi, la sera in cui é avvenuto l’arresto del 22enne Jaber Naggay accusato di pianificare un’azione terroristica, ha guidato via telefono dalla centrale operativa i due colleghi che hanno fermato il giovane in via Roma.
Un intervento molto delicato gestito con grande freddezza: “Dalla Questura – racconta ancora Camariero – era arrivata la segnalazione della ricerca di questa persone e dunque abbiamo diramato questa allerta a tutte le nostre pattuglie in servizio”.

Il sindaco Marco Massari, il questore Carmine Soriente e il Comandante della Polizia locale italo Rosati con l’assistente capo Marianna Zazzera e l’assistente scelto Alessandro D’Antonio, protagonisti del fermo del giovane Jaber Naggay
Un contributo alla riuscita di questa operazione, coordinata dalla questura, che riempie di orgoglio il comandante del corpo: “Siamo sempre sul campo, é un intervento di cui siamo orgogliosi”, sottolinea il comandante Italo Rosati.
Del caso si occuperà ora la Direzione distrettuale antimafia. Dal Ministero dell’Interno per il momento non é arrivata al momento nessuna indicazione di innalzamento delle misure di sicurezza di fronte al pericolo di azioni di cosiddetti lupi solitari in Italia. La macchina dell’intelligence é già rodata e in allerta da tempo: già prima dello scorso Natale erano stati intensificati controlli e verifiche.
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