REGGIO EMILIA – Un bar rinnovato, nato dal lavoro dei detenuti e pensato come luogo di incontro per la città. Sarà inaugurato a giorni il nuovo spazio del Parco delle Caprette, con arredi realizzati all’interno del carcere grazie al progetto “SemiLiberi”, gestito dalla cooperativa sociale L’Ovile. La gestione è stata affidata alla Cooperativa Reggiana Educatori, impegnata nei servizi educativi e nell’integrazione scolastica.
I lavori, avviati a inizio anno, hanno trasformato completamente l’ambiente. “Un risultato che punta sulla qualità, non solo dei materiali ma anche dell’accoglienza che questo spazio può esprimere”, spiega il coordinatore di SemiLiberi, Massimo Caobelli.
Il nuovo bar non sarà solo un punto ristoro: la Cooperativa Reggiana Educatori intende sviluppare un progetto più ampio, con attività rivolte alla comunità e attenzione ai prodotti a chilometro zero. In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con SemiLiberi, che potrebbe portare all’utilizzo di prodotti alimentari realizzati all’interno del carcere, ad esempio per aperitivi e momenti di socialità.
Il progetto SemiLiberi ha recentemente superato i 15 anni di attività. Nato per rafforzare l’impegno de L’Ovile nell’inserimento lavorativo delle persone detenute, ha progressivamente cambiato approccio. “All’inizio si accompagnavano le persone al lavoro esterno – sottolinea il presidente della cooperativa, Valerio Maramotti – mentre oggi portiamo il lavoro dentro il carcere, rendendolo parte della vita quotidiana”.
Un passaggio che, evidenzia Maramotti, consente di trasformare il tempo della detenzione in un’esperienza attiva e formativa, fondamentale per il futuro reinserimento sociale e lavorativo. Dalla falegnameria – primo laboratorio avviato grazie alla collaborazione con la direzione dell’istituto penitenziario e realtà industriali del territorio – il progetto si è ampliato nel tempo con attività di assemblaggio meccanico e con la coltivazione di tre ettari di terreno all’interno dell’area carceraria.
“È proprio in questo spazio, a metà tra dentro e fuori, che nasce il nome SemiLiberi”, spiega Caobelli. Oggi il progetto coinvolge 15 persone detenute e 4 operatori, impegnati anche nella produzione orticola: prodotti venduti freschi o trasformati nei laboratori di via Settembrini e utilizzati per servizi di catering e piccola ristorazione. Un’esperienza che ora potrebbe trovare continuità proprio nel nuovo bar del Parco delle Caprette, rafforzando il legame tra lavoro, inclusione e territorio.

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