REGGIO EMILIA – Dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, in aula la presidente del collegio giudicante Cristina Beretti legge la sentenza. È in quel momento che Marta Ghilardini mostra forse il primo cedimento in tutto il lungo processo che l’ha vista coinvolta. La vedova di Giuseppe Pedrazzini è stata dunque condannata a 3 anni e 6 mesi di reclusione. L’uomo di 77 anni era stato trovato senza vita nel pozzo della loro abitazione a Cerrè Marabino (Toano) l’11 maggio 2022.
La Corte ha riconosciuto la Ghilardini colpevole di maltrattamenti aggravati, sequestro di persona, omissione di soccorso e truffa ai danni dello Stato. È invece arrivata l’assoluzione dall’accusa di soppressione di cadavere.
Un verdetto nettamente più lieve rispetto alla richiesta dell’accusa. I pubblici ministeri Piera Cristina Giannusa e Francesco Rivabella Francia avevano infatti chiesto una condanna a 12 anni di reclusione. La Corte ha riconosciuto le attenuanti generiche, giudicate equivalenti alle aggravanti, tenendo conto anche dell’età dell’imputata e dell’assenza di precedenti penali.
La sentenza si inserisce nel solco del procedimento che ha già portato la figlia della donna, Silvia Pedrazzini, e il genero Riccardo Guida alla condanna definitiva a 12 anni e 4 mesi, con rito abbreviato. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni.

Marta Ghilardini in aula con il suo avvocato
Nessun commento da parte della Ghilardini, poche parole invece da parte del suo difensore, che aveva chiesto l’assoluzione: “Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se fare appello”, dice l’avvocato Rita Giglioli.
La Corte ha inoltre riconosciuto alla parte civile, Claudio Pedrazzini, uno dei fratelli della vittima, una provvisionale di 50 mila euro, da pagare in solido con gli altri due imputati. “Prendiamo atto della sentenza e dell’accertamento della responsabilità penale con una provvisionale importante”, chiosa l’avvocato di parte civile Naima Marconi.
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