TOANO (Reggio Emilia) – Un anziano con diverse patologie sottoposto a maltrattamenti per quasi tre mesi, tra dicembre 2021 e marzo 2022, anche davanti al nipote minorenne. A Giuseppe Pedrazzini era stato impedito di uscire e di avere contatti con l’esterno, fino alla morte avvenuta in casa il 5 marzo, a Cerrè Marabino. La ricostruzione dell’accusa era stata agghiacciante. Il cadavere trascinato e gettato in un pozzo vicino all’abitazione, la pensione riscossa anche dopo il decesso. A far scattare le ricerche era stata la denuncia di uno dei nipoti ai carabinieri. Davanti ai giudici era sfilata tante gente di Toano e non solo: amici, parenti, conoscenti.
Le tre sorelle e il fratello sprofondati in un dolore difficile da raccontare e da sostenere, non hanno mai mancato alle udienze. Oggi raccontano tutta la delusione per una sentenza ritenuta troppo lieve. “È troppo poco per quello che ha fatto. Delusi, non ci sarebbero stati abbastanza anni. Giustizia non è stata fatta come pensavamo noi. Doveva andare in prigione e starci”, il commento di Floriana e Luciana Pedrazzini, 73 e 79 anni.
D’accordo con loro il fratello Claudio Pedrazzini, 71 anni a sua volta sconvolto e traumatizzato per la morte tanto tragica di Giuseppe, a cui era molto legato.
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