REGGIO EMILIA – Continuano le picconate contro la delibera del Csm che l’11 giugno scorso ha individuato solamente in Meridione le aree ad alta densità mafiosa, ai fini delle nomine di vertice nelle relative Procure. L’obiettivo degli attacchi è rivederne i criteri e, particolare non indifferente, la richiesta di correzione della delibera arriva stavolta dall’interno del Consiglio superiore della magistratura, cioè da due consiglieri laici. Ernesto Carbone sottolinea infatti che “non includere le Procure del Nord fra quelle operanti in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso, rappresenta un errore macroscopico e un totale travisamento della realtà oggettiva”. E per sostenere con forza la sua richiesta, il consigliere del Csm ricorda i dati emersi dai processi che si sono svolti negli ultimi anni al Nord, soffermandosi, relativamente alla nostra regione, sui procedimenti Aemilia e Grimilde, rispettivamente con oltre 200 ed 80 imputati. Il che dimostra, rimarca sul versante emiliano “un radicamento della criminalità organizzata”.
Non manca poi il riferimento di Carbone all’appello lanciato dai sindaci delle città emiliano-romagnole, con sullo sfondo le polemiche suscitate dall’esclusione – sempre da parte del Csm – della pm antimafia Beatrice Ronchi dalla corsa alla carica di procuratore aggiunto di Bologna. Sulla stessa linea d’onda Claudia Eccher: “C’è stata una gravissima sottovalutazione e la pratica in questione – ha spiegato in un recente convegno a Cosenza – è arrivata l’11 giugno con un articolo 70, per cui con un’urgenza pomeridiana, non c’è stato il tempo di discutere, di approfondire. Insieme con l’onorevole consigliere Isabella Bertolini, abbiamo chiesto l’apertura di una pratica e chiediamo che la delibera in autotutela venga definitivamente accantonata. Occorre ridiscutere della questione – ha concluso – perché bisogna capire che anche al Nord il pericolo mafioso è grande”.
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