NOVELLARA (Reggio Emilia) – Vive in una comunità fuori provincia. Sogna di fare il cuoco, per portare avanti il desiderio di sua sorella, che avrebbe voluto lavorare nel mondo della ristorazione. I genitori, condannati al carcere a vita, continuano a chiamarlo dalle case circondariali in cui si trovano, a disperarsi, a dirsi innocenti. In qualche modo ancora lo pressano, così come emergeva dalle chat che sono state raccontate nel corso del processo. La sua scelta è stata forte: ha rotto con la famiglia, “è solo da quando ha 16 anni”, dice il suo avvocato Angelo Russo. Lo aiutano i servizi sociali: prima quelli dell’Unione, poi, adesso, il servizio adulti di Novellara.
Il futuro del 21enne fratello di Saman Abbas rimane un punto interrogativo. Affiancato dall’avvocato Valeria Miari, si è mosso dal punto di vista civilistico. Ora che la sentenza è diventata definitiva, ed avendo provato, senza esito, ad avere un risarcimento dai pignoramenti fatti ai famigliari, tramite la prefettura farà richiesta al Ministero di avere un qualche beneficio dal Fondo per le vittime di delitti. In Appello era stata decisa per lui una provvisionale di 50mila euro. Questi sono il suo volto, la sua voce e le sue parole. “Io ho visto, tutto”.
Alì Haider è protagonista di un documentario prodotto da Hbo Max che prossimamente sarà visibile su qualche piattaforma. “Io ho visto” lo ha detto anche in aula. Le sue dichiarazioni di teste chiave della procura, non sempre lineari, sono state considerate in maniera diversa in primo grado e in secondo, tanto che l’esito dei processi per i due cugini di Saman è passato dall’assoluzione alla condanna all’ergastolo, confermata dalla Cassazione. Luigi Scarcella, avvocato di Noman Ul Haq, ha espresso parole molto forti dopo la sentenza definitiva, parlando di profondo sconcerto: “Dubito seriamente del sistema giustizia del nostro Paese. Ho fatto il massimo per evidenziare tutte le palesi lacune logiche, i diversi travisamenti delle prove, le svariate violazioni processuali, ma non è servito a nulla – dice il penalista – Decisioni come questa restituiscono, indelebile, un senso di impotenza difficile da accettare. Evidentemente avevano ragione quei colleghi con più esperienza quando mi avvertivano che nei processi mediatici, celebrati in momenti storici particolari, sarebbe potuto accadere di tutto, anche ciò che ritenevo impensabile”.
Se il difensore parla di ingiustizia, di parere diametralmente opposto è naturalmente l’avvocato Barbara Iannuccelli, legale del fidanzato di Saman, Saqib Ayub . “Continuo a chiedermi perché bisogna fare tanta fatica per avere affermato quell’ovvio che la Procura di Reggio aveva scoperto fin dall’inizio. E’ stata fatta giustizia per Saman”.
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