NOVELLARA (Reggio Emilia) – Si usa la parola ‘fine’ perchè la sentenza della Cassazione è quella definitiva, ma è impossibile dire dove inizi e termini una vicenda di questo tipo, che ha scatenato riflessioni profonde e che ha scosso una comunità intera, quella novellarese, per poi attraversare la cronaca italiana. La speranza è proprio che non finisca questa scia, dice Elena Carletti, e che questa sentenza “parli a tutte le ragazze”. Più di chiunque Carletti ha vissuto questi cinque anni, perchè di quella comunità è stata rappresentante come sindaco e ha dovuto scontrarsi col fatto che una giovanissima del paese avesse, di fatto, un orizzonte di vita ampio quanto il perimetro della propria abitazione.
“Al di là della soddisfazione per l’esito – dice l’attuale consigliera regionale – quella di Saman resta una ferita aperta. In un contesto dove c’è persino chi nega la realtà dei femminicidi, il nostro impegno contro la violenza di genere e a favore dell’emancipazione e della libertà di ogni donna non si ferma certo oggi”.
Carletti ribadisce poi la necessità, e il suo impegno in tal senso, di percorsi formazione ad hoc per mediatori, assistenti sociali e personale sanitario. “Resta inalterato l’impegno dell’amministrazione comunale per un capillare lavoro sull’integrazione, sull’educazione, sulla costruzione di una rete a sostegno di chi si trovi a vivere in situazioni di prevaricazione e sofferenza famigliare”, le parole di Simone Zarantonello, l’attuale sindaco di Novellara.
Il Comune è stato parte civile nel processo. “Orgogliosa di aver proposto l’attuale legge Saman che garantisce il rilascio immediato del permesso di soggiorno alle vittime che denunciano un matrimonio forzato: perché ogni Saman possa trovare uno Stato pronto a crederle, proteggerla e stare dalla sua parte”, afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari.
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