REGGIO EMILIA – Sulla questione del processo legato a Manolo Portanova tanto si è parlato e discusso in questi giorni. Al riguardo, l’associazione Nondasola ci ha inviato alcune considerazioni che pubblichiamo di seguito.
E’ necessario guardare al contesto complessivo di condotte misogine, pratiche sociali e responsabilità corali per capire come sia possibile continuare per le donne a subire violenze. La violenza, in tutte le sue forme, è espressione di un maschile che non vuole dialogare, interrogarsi, cambiare e chiama in causa la capacità collettiva di riconoscere i segnali e di collegarli. Ci sono modelli e culture che purtroppo tuttora limitano la nostra libertà, evidentemente anche a Reggio Emilia. Responsabilità, regole condivise, eredità di valori non sono proprie di una città, di una squadra e del suo capitano?
Il verdetto di secondo grado su Manolo Portanova conferma integralmente quanto stabilito in precedenza, rafforzando l’impianto accusatorio già riconosciuto nel primo giudizio. Una decisione che, pur non essendo ancora definitiva, rappresenta un passaggio cruciale nell’iter processuale. La difesa ovviamente potrà ora ricorrere in Cassazione, ultimo grado della giustizia ordinaria. Dietro a tutto questo c’è una ragazza che ha denunciato e una famiglia che ha affrontato anni di dolore, esposizione e pressione mediatica. Difendere il diritto alla difesa è legittimo. Ignorare la gravità dei fatti contestati è pericoloso perché stabilisce che il calcio conta più della dignità umana. Su questo siamo d’accordo con Manolo Portanova dietro a un giocatore c’è un uomo!
C’è anche un’altra città, per fortuna. Quella dell’insegnante Liusca Boni che per prima nell’estate 2023 rinunciò al suo abbonamento da tifosa come protesta all’acquisto di Portanova e lo fece pubblicamente. Quella dei movimenti delle donne come Nonunadimeno e L’Assemblea per la Città Transfemminista che non hanno mai smesso di protestare contro la sua presenza in campo. Quella dell’assessora con delega alle pari opportunità, Annalisa Rabitti, che non usò mezzi termini per criticare la scelta della Reggiana.
C’è la città di cui facciamo parte noi di Nondasola, che ci occupiamo da trent’anni di violenza contro le donne e che fin da subito abbiamo sostenuto che la vergogna stava, e sta, dalla parte di chi ritiene il corpo delle donne a propria disposizione, in spregio della libertà di consenso.
Abbiamo cercato un’interlocuzione con la società e con la tifoseria per spiegare le nostre ragioni, radicate nell’esperienza e nella voce delle oltre 8000 donne accolte dal Centro Antiviolenza per spiegare la simbologia pericolosissima di un uomo in una posizione di potere e di modello per i giovani che sognano con il calcio. Nelle nostre attività di prevenzione nelle scuole e di sensibilizzazione alla cittadinanza sulla violenza di genere ogni giorno ci affanniamo a spiegare che cos’è la cultura dello stupro ma forse non è più così necessario: ci ha pensato questa vicenda a spiegarlo benissimo a tutta la città.
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