REGGIO EMILIA – Il sistema del riciclo della plastica è andato in tilt. Il prodotto raccolto in modo differenziato dai cittadini e recuperato dalle aziende del settore, fatica a trovare uno sbocco di mercato e le giacenze si accumulano nei magazzini e nei cortili. Una crisi nazionale che ha spinto il presidente dell’Anci, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, a denunciare che questa situazione costa ai Comuni fra i 350 e i 400 milioni di euro all’anno. Dentro alla crisi c’è anche Reggio: Davide Prandi, assessore alla Cura della città del Comune di Reggio, chiede al Ministero dell’Ambiente incentivi per sostenere il riciclo.
Cosa succede? Succede che la filiera della raccolta, selezione e riciclo ha costi rilevanti, che sono sensibilmente aumentati per effetto della crescita del prezzo dell’energia. La plastica vergine a basso costo, che arriva da paesi extraeuropei, è dunque sempre più concorrenziale e i ritiri di plastica riciclata diminuiscono pericolosamente. “Se vogliamo continuare a chiedere ai cittadini di ridurre i rifiuti e differenziare correttamente – dice Prandi – dobbiamo garantire che esista una filiera industriale capace di valorizzare quel materiale”.
L’assessore invoca un intervento del Governo per scongiurare che il costo della crisi sia trasferito sulle bollette.
Per avere un’idea delle dimensioni del problema, la sola provincia di Reggio raccoglie ogni anno più di 28mila tonnellate di plastica. Negli ultimi dieci anni la raccolta pro capite è passata da 30 chilogrammi a 42. L’assessore Prandi chiederà un incontro urgente al presidente della Regione de Pascale: “Voglio portare a questo confronto – dice – le esigenze dei Comuni reggiani, delle aziende che operano nella filiera e delle famiglie che stanno affrontando il costo crescente del servizio”.
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