REGGIO EMILIA – Fra le architetture di rilievo del Novecento c’è anche un quartiere, Rosta Nuova, sorto fra il 1956 e il 1961 su progetto degli architetti Enea Manfredini, reggiano, Franco Albini e Franca Helg, milanesi. Fu finanziato dal piano Ina-Casa, il piano del ministro del Lavoro Amintore Fanfani per la costruzione di alloggi in tutta Italia, destinati a lavoratori.
I tre progettisti idearono un pezzo di città, con costruzione di 516 alloggi, spazi commerciali, strade, un campo di calcio, un asilo, una scuola elementare, una chiesa, collocati nella periferia sud-est di Reggio Emilia. Un quartiere pensato per favorire “la formazione di vincoli di comunanza e solidarietà”, come recita la presentazione del progetto. Non deve stupire che all’origine non fossero previsti garage nelle abitazioni: il possesso di un’auto nelle famiglie operaie era all’epoca un caso raro.
Con la nascita del quartiere al toponimo fu aggiunto il suffisso “Nuova”, per distinguerlo da Rosta Vecchia che continua a far parte del quartiere di San Pellegrino. Gli archivi del Comune ci offrono le immagini del sindaco Cesare Campioli durante l’inaugurazione della strada principale del quartiere, intitolata a Jozef Wybichi, patriota e poeta polacco, che nel 1797 compose a Reggio Emilia il testo del futuro inno nazionale del suo paese. All’inaugurazione partecipò una delegazione della città polacca di Bydgoszez (pron. Bid-gosh), a Reggio in occasione della firma di un patto di gemellaggio. Fra il 1965 e il 1968 si aggiunse un secondo intervento Ina-Casa, contiguo al precedente.
Nel 1972 fu aperta nel centro sociale la prima biblioteca decentrata della Panizzi, voluta dal sindaco Renzo Bonazzi. Fu tenuta a battesimo da un ospite d’eccezione, lo scrittore e pedagogista Gianni Rodari.
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