REGGIO EMILIA – Ogni anno circa 150 bimbi vengono concepiti grazie alle tecniche di laboratorio del centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ausl di Reggio. Nel 2025, l’8% dei 2.380 parti registrati al Santa Maria Nuova è avvenuto al termine di gravidanze iniziate dopo un impianto: significa che anche donne che hanno affrontato il percorso della Pma in altri territori hanno scelto il nostro ospedale per dare alla luce il proprio bambino.
l Centro di Pma di Reggio, rileva l’Ausl in un comunicato, rappresenta da sempre un centro pubblico di riferimento regionale e nazionale per le tecniche di procreazione assistita. L’impegno, lo studio e la ricerca sono costanti. Ora è stata messa a punto una tecnica ulteriore e 90mila euro andranno al potenziamento della ricerca in questo nell’ambito. Il Centro è risultato vincitore di un finanziamento aziendale nell’ambito della sezione non oncologica del Bando per la Valorizzazione della Ricerca Istituzionale 2025. Lo studio premiato ha avuto al centro una nuova tecnica per eseguire uno screening cromosomico non invasivo sugli embrioni prima del trasferimento in utero. Attualmente infatti, per capire se un embrione ottenuto con la tecnica della procreazione medicalmente assistita presenti alterazioni numeriche dei cromosomi, si esegue un test preimpianto invasivo, nel senso che viene utilizzato dna preso direttamente dalle cellule in via di sviluppo. La tecnica messa a punto dalla squadra reggiana invece permette di arrivare allo stesso risultato – isolare eventuali anomalie – prelevando il dna libero del terreno di coltura in cui si trova l’embrione, senza quindi toccare l’embrione stesso. Le tecniche preimpianto di questo tipo sono comunemente utilizzate per ridurre i tassi di aborto spontaneo nella primissima fase della gravidanza.
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