FEBBIO (Villa Minozzo, Reggio Emilia) – Soltanto tre giornate di apertura della seggiovia che porta a 1.500: l’unico weekend completo quello del 10-11 gennaio. La stagione invernale a Febbio non è stata sicuramente sugli sci, ma “dopo lo sci”. I gestori dell’Alpe di Cusna infatti per sopperire alla mancanza di neve hanno organizzato diverse iniziative. Prima fra tutte gli “apres-ski”, termine francese con sui si definiscono le feste organizzate subito dopo le discese, nei locali direttamente sulle piste. Ed è quello che è stato fatto a Rescadore, con l’organizzazione di Bombon3ra.
“Abbiamo organizzato tre après-ski, la risposta è stata sopra ogni aspettativa – spiega Simone Simonini, della direzione artistica “Alpe di Cusna” – Parliamo di 2-3 mila persone ad evento, da Reggio ma anche da Modena e Parma”.
Oltre alle feste/aperitivo per i giovani sono stati organizzati anche eventi per i bambini. “Il campo scuola è sempre stato aperto perché lì abbiamo l’impianto di innevamento, poi abbiamo organizzato i weekend per i bambini, con iniziative che duravano due giorni”.
Chiusa la stagione invernale si sta pensando a quella estiva. “Da inizio maggio la seggiovia che porta a 1.500 sarà aperta per le gare nazionali di downhill ma l’inaugurazione sarà il 7 giugno e riapriremo anche il rifugio a 1.500 che stiamo ristrutturando”.
Tra eventi (come il Cusna festival), cene, seggiovia aperta di giorno e in notturna e concerti in quota si preannuncia un’estate piena. Alpe di Cusna si sta attrezzando anche per aumentare la ricettività, che è carente. “Abbiamo tante richieste di pernotto e ci stiamo attrezzando, abbiamo rilevato l’ostello e renderemo disponibili le camere sopra il nostro bistro”.
Per la prossima stagione invernale i gestori sperano di poter trovare finanziamenti per acquistare un nuovo impianto di innevamento. La vecchia seggiovia che porta sulla cima del Cusna, a 2mila metri, resta però purtroppo inutilizzabile dopo l’esclusione dal bando del Ministero del Turismo. Per il rilancio completo della stazione sciistica servirebbero troppi fondi ma i gestori non vogliono rinunciare a farla vivere. (2/continua)
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