REGGIO EMILIA – “Israele vuole il Reggio Emilia Approach nelle colonie illegali. Grazie al personale formato a Reggio Emilia”. Ha suscitato clamore e sta facendo discutere la denuncia via social dell’attivista reggiano Cosimo Pederzoli, da anni impegnato a sostegno della causa palestinese.
La Fondazione Sasa Setton che si occupa della gestione di queste scuole, in insediamenti a ridosso della Striscia di Gaza ma non solo, dichiara di voler introdurre il modello educativo reggiano nelle proprie strutture, ma Reggio Children chiarisce: “E’ vero che nel 2024 alcuni rappresentanti di questa fondazione sono venuti qui, li abbiamo incontrati e abbiamo avuto un colloquio con loro, ma abbiamo deciso di non intraprendere nessun tipo di rapporto”, spiega la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi.
Non sono previste lettere di diffida perché non esiste dunque alcun rapporto in essere. La presidente Tedeschi, in generale, tuttavia, sottolinea che “le scuole del Reggio Emilia Approach sono a Reggio Emilia, diciamo che è molto complesso governare questo fenomeno delle scuole che dichiarano di ispirarsi al modello reggiano”.
Ma come si rapporta Reggio Children nei confronti di scuole o organizzazioni che intendono stabilire un rapporto di collaborazione, ma che appartengono a Paesi autoritari e non rispettosi dei diritti umani? “Risulta abbastanza stringente in questo momento l’idea di porre delle condizioni”. Proprio per questo, a breve verrà aggiornata e condivisa una piattaforma di valori da rispettare: “Un documento che è contro la militarizzazione, contro l’idea i negare la dignità e i diritti delle persone, delle bambine e dei bambini”.
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