REGGIO EMILIA – Dal clamore per la visita di Kate Middleton, a quello legato agli asili che Israele sta realizzando a ridosso della Striscia di Gaza, al confine con un territorio dove la repressione ha portato, secondo la commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni, Unite all’uccisione di oltre 20mila bambini palestinesi. Un vero caso internazionale per il Reggio Emilia Approach, l’eccellenza pedagogica mondiale fondata sul dialogo, la partecipazione e la coesistenza pacifica. A sollevare il caso è stato l’attivista Pro-Pal reggiano Cosimo Pederzoli che in un post sui social ha svelato come la Fondazione Sasa Setton, con il sostegno del Ministero dell’Istruzione locale, “stia puntando su filosofie educative all’avanguardia come quelle di Reggio Emilia”. Un’introduzione resa possibile, secondo Pederzoli, che cita la rivista Time of Israel, dalle competenze apprese dagli educatori nei passati viaggi di studio in Italia.
Una vicenda destinata a far discutere e che apre diversi interrogativi sul ruolo e la funzione dell’educare, su chi possa utilizzare il marchio Reggio Emilia Approach, su chi possa partecipare alla formazione di Reggio Children e su quali azioni possano essere messe in campo per evitare abusi. Nel settembre scorso, Reggio Children ad esempio aveva sospeso la collaborazione con la scuola ebraica di Miami Beach e nel contempo avviato una riflessione sull’educazione alla pace.
Stavolta però il caso è ancora più complesso. Per il luogo e per il modo. Rispetto agli asili della Fondazione Sasa Setton, Reggio Children fa sapere che non c’è alcun accordo commerciale o istituzionale diretto, mentre altre azioni saranno valutate insieme all’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia che ha la titolarità del marchio. In assenza di accordi ufficiali sull’uso commerciale, è però molto difficile vietare che una qualsiasi scuola possa dire di “ispirarsi al Reggio Emilia Approach”: l’uso descrittivo infatti a livello di diritto internazionale è consentito. Lo stesso dicasi della partecipazione a livello individuale dei docenti ai corsi di formazione. Il dossier però resta aperto. I rapporti tra il sistema educativo reggiano e le comunità palestinesi sono storici e strutturati, come l’impegno nella cooperazione internazionale. Quanto sta accadendo in Israele e a Gaza obbliga a una profonda riflessione anche perché, come ha sempre sostenuto Loris Malaguzzi, “l’educazione non è mai neutrale”.
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