REGGIO EMILIA – Una rete nella rete. Parte il progetto dell’Albergo Sociale: una coprogettazione che si inserirà nel tessuto permanente di welfare composto da Comune, Ausl, privato sociale e volontariato. Un gruppo di lavoro il cui scopo sarà potenziare l’accoglienza diurna e notturna per persone che si trovano in grave marginalità sociale. E’ finita la fase di valutazione scattata dopo le adesioni all’avviso pubblico: sono 12 le realtà tra terzo settore, cooperative e associazioni ammesse a partecipare al progetto. Al momento non si parla di numero di posti letto, un elemento che maturerà durante il percorso, dice l’amministrazione. Si presume però che si tratterà di diverse decine di unità in più, anche diurne. La cosa importante, per l’assessore Annalisa Rabitti, è la partecipazione, la risposta che c’è stata al bando del Comune: “Questo è un segnale molto importante di presa di coscienza. L’obiettivo è una soluzione univoca per dare una risposta a chi vive in grave marginalità ma anche alla vivibilità della città”.
Papa Giovanni XXIII, Consorzio Oscar Romero, Consorzio Quarantacinque, Open group, Associazione Partecipazione, San Giovanni Bosco, Gruppo laico missionario. E ancora: Caritas, Città migrante, Associazione Rabbunì, La goccia nel deserto e La nuova Luce. Queste le realtà che formano la squadra, che si ritroverà già nei prossimi giorni. La costruzione del quadro finanziario, dice il Comune, sarà parte integrante del lavoro di co-progettazione. A un primo stanziamento di un milione di euro sul Fondo Povertà per il periodo settembre 2026-dicembre 2027, si lavorerà per affiancare progressivamente ulteriori fondi pubblici, risorse di fondazioni e privati, strumenti innovativi quali Social Bonus e crowdfunding territoriale. L’Albergo Sociale non vuole dare una, ma tante risposte: non si parla quindi di individuare una struttura, ma di progettare un sistema di accoglienza diffusa che potenzi l’offerta e l’aggancio precoce delle persone in difficoltà, “perchè l’accesso ai servizi – dice ancora Rabitti – a volte è una barriera, invece siamo noi che casa per casa, strada per strada, andiamo verso le persone”.
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Reggio Emilia accoglienza povertà senza fissa dimora






