REGGIO EMILIA – La seduta del 21 aprile della Camera di commercio dell’Emilia ha fotografato un mercato agricolo in movimento, segnato da andamenti molto diversi tra loro. Da un lato crescono le quotazioni del Parmigiano Reggiano e del bestiame bovino, dall’altro si indeboliscono cereali e farine, mentre restano stabili i proteici e solo leggermente in calo alcuni vini.
Nel comparto lattiero-caseario il Parmigiano Reggiano continua a mostrare solidità: le forme di 12, 15 e 18 mesi registrano un aumento di 10 centesimi al chilo, con la stagionatura a 18 mesi che raggiunge un massimo di 16,70 euro. Restano invece ferme le quotazioni delle stagionature più lunghe.
Molto dinamico il settore bovino: tutte le categorie, dall’allevamento alla riproduzione, segnano un rialzo di 30 centesimi sia sui minimi che sui massimi.
Scenario opposto per cereali e farine. Il frumento tenero panificabile registra un calo di 2 euro, mentre crusca e cruschello perdono 8 euro alla tonnellata. Più marcata la flessione del cruscame, che scende di 10 euro. In controtendenza i sottoprodotti del riso, tutti in aumento di 5 euro, con il corpetto che raggiunge i 485 euro alla tonnellata.
Stabile il mercato dei proteici, mentre il settore vinicolo mostra una lieve correzione: diverse tipologie di Lambrusco e il rossissimo 2025 perdono 20 centesimi, con il prezzo minimo che scende a 7,60 euro al quintale.
Il quadro complessivo restituisce un mercato in fase di assestamento: zootecnia e Parmigiano trainano, mentre cereali e farine risentono della debolezza delle materie prime. Una fotografia che conferma la forza delle produzioni di qualità del territorio, pur in un contesto di oscillazioni tipiche di questa fase dell’anno.







