REGGIO EMILIA – Grottesche sculture in pietra si protendono verso il basso dai cornicioni della Galleria Parmeggiani, in via Cairoli a Reggio. Basta alzare lo sguardo per vedere quelle figure inquietanti.
La costruzione della galleria di Anna e Luigi Parmeggiani iniziò nel 1925 e si concluse nel 1928. Le immagini della fototeca Panizzi mostrano le varie fasi del cantiere, prima e dopo l’innalzamento della torre, con demolizione di una porzione dell’edificio adiacente, oppure con Parmeggiani, riconoscibile dai baffoni bianchi, sul tetto assieme al progettista, l’ingegnere reggiano Ascanio Bertani.
L’apertura del museo si ebbe nel 1933, dopo che i coniugi, per un tracollo economico, lo regalarono al Comune di Reggio, col suo contenuto d’arte, in cambio dell’alloggio e di un vitalizio. La biografia di Parmeggiani è avventurosa: anarchico, attentatore alla vita dei deputati socialisti Camillo Prampolini e Celso Ceretti, in fuga a Londra, dove conobbe il pittore Escosura, poi mercante e cultore d’arte, ma anche un po’ falsario, a Parigi sotto il falso nome di Louis Marcy, compagno della vedova di Escosura e infine marito della sua giovane nipote.
Parmeggiani al suo rientro a Reggio portò con sé collezioni di dipinti, mobili, tessuti, armi e oreficerie. Volle una sede in stile neo-gotico per ospitare quello che in città fu salutato come un “piccolo Louvre”. Parmeggiani procurò al progettista il cinquecentesco portale d’ingresso, proveniente dal palazzo Morel di Valencia. Il disegno di guglie e merlature, di finestre sovrastate da cuspidi, di busti di artisti del Rinascimento a ornare la facciata, deriva certamente dall’influenza del committente. Oggi la galleria fa parte del circuito dei Musei Civici di Reggio.
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