REGGIO EMILIA – Da Santa Perpetua de Mogoda, in Spagna sopra Barcellona, a Reggio Emilia: era questa la rotta che seguiva la droga che arrivava dal Sudamerica. Cocaina pura all’80% che veniva stoccata in un immobile nella periferia cittadina verso Parma, per poi essere smistata nelle piazze del Centro e del Nord Italia. Viaggiava su auto modificate con tecniche avanzate, tra scomparti segreti ed aperture elettroniche. Una rete strutturata che, secondo le indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile, coordinate dalla procura reggiana, era gestita da un un gruppo di cittadini dominicani tra i 24 e i 45 anni: sei persone risultano destinatarie di ordinanze cautelari, due sono stati arrestati in flagranza di reato. Sono stati sequestrati 21 kg e mezzo di polvere bianca: immessa sul mercato avrebbe fruttato 3 milioni e mezzo di euro. Si pensa però che l’organizzazione abbia movimentato almeno altri 23 kg. Un’indagine tanto complessa quanto rapida, scattata ad ottobre dello scorso anno grazie ad una intuizione degli uomini e delle donne dell’Arma, che si è articolata con pedinamenti e intercettazioni. Sono state documentate consegne a Milano, Firenze, Trieste, Parma, Bologna e la Spezia. Era in Spagna che le auto venivano modificate per i trasporti della cocaina: “Creavano solitamente una staffetta, con una macchina davanti e una macchina dietro proprio per avere maggiore sicurezza. Così passavano la frontiera e le macchine ad una prima vista erano completamente pulite”, spiega il capitano Gloria Salvati, comandante del Nucleo Operativo Radiomobile di Reggio Emilia.

In un caso i panetti, marchiati con il simbolo di Topolino, erano nascosti sotto una botola chiusa con i bulloni sul fondo della vettura, in un altro in un vano che si apriva tramite la combinazione di due pulsanti. Su richiesta della procura, il Gip ha disposto la misura cautelare in carcere nei confronto di quattro uomini: due risiedono a Reggio, uno è latitante. Un 26enne e un 27enne sono stati arrestati in flagranza a novembre a Udine e a gennaio al casello di Campegine. Le mogli di due dei coinvolti sono finite agli arresti domiciliari. Tutti sono accusati a vario titolo e in concorso di traffico e detenzione di ingenti quantitativi di cocaina, con l’aggravante della transazionalità.
Il plauso del sindacato nazionale Sim Carabinieri
Un risultato straordinario. Come sindacato, riteniamo doveroso porre l’accento sulle enormi difficoltà superate dai nostri colleghi durante le indagini. Ci siamo trovati di fronte a un’organizzazione criminale estremamente sofisticata, capace di utilizzare tecnologie avanzate – come scomparti segreti ad apertura elettro-meccanica nei veicoli – e di adottare tecniche di elusione subdole. Tra queste, spicca l’odioso espediente di utilizzare interi nuclei familiari, con mogli e figli minori a bordo, per simulare normali gite domenicali e superare i controlli stradali.
I dettagli dell’operazione confermano purtroppo come Reggio Emilia e la sua provincia non siano aree estranee alle grandi dinamiche del narcotraffico, ma rappresentino un vero e proprio crocevia logistico strategico, una base di stoccaggio da cui i flussi di droga si diramavano capillarmente verso tutto il Nord e Centro Italia.
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