REGGIO EMILIA – Sulla scena reggiana del traffico e spaccio di stupefacenti irrompe la rete dominicana. E’ la prima volta che gli inquirenti si trovano di fronte a una organizzazione gestita interamente da persone provenienti dal paese caraibico, capaci di mettere in piedi un movimento importante, in termini di quantità di cocaina trasportata. Quello che il Procuratore capo Calogero Gaetano Paci ha descritto, nella conferenza stampa con il Comandante provinciale dei Carabinieri, Colonnello Orlando Hiromi Narducci, è un gruppo dinamico, ben organizzato, che poteva contare su solidi appoggi internazionali e capace di soluzioni ingegnose per nascondere la droga.
Una realtà che si è insediata sul territorio ben prima che le indagini cominciassero, nove mesi fa, perchè probabilmente ha avuto bisogno di tempo affinchè si stabilisse un nuovo equilibrio tra i vari gruppi che gestiscono lo spaccio di droga a Reggio. Una organizzazione che ha trovato a Reggio Emilia una posizione strategica ideale, tale da renderla un crocevia del narcotraffico.
E’ qui che risiede l’importanza dell’operazione di carabinieri e procura. Una indagine che ha portato alla luce un’altra peculiarità, relativa al ruolo delle donne, tutt’altro che marginale: a loro era affidata la custodia della droga e il conteggio del denaro. Non solo: le due mogli accompagnavano i mariti nei viaggi di consegna dello stupefacente, a volte anche con i figli minorenni. In caso di controlli, l’apparenza era quella di una normale famiglia in viaggio. In realtà in auto potevano esserci fino a 6 kg di cocaina.
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