REGGIO EMILIA – Il divario di genere nel mercato del lavoro rappresenta una criticità strutturale che frena lo sviluppo economico. È quanto emerge dall’ultima analisi curata da Florencia Samber, del coordinamento analisi economica della Cgil di Reggio Emilia, presentata in Camera del Lavoro e realizzata in vista dell’8 marzo.
I dati fotografano una realtà locale dove, nonostante l’alta produttività, le disuguaglianze restano profonde e, in alcuni casi, peggiori della media nazionale. La retribuzione annua per gli uomini è di 32.343 euro, mentre per le donne di 21.689. Se prendiamo in considerazione il settore privato, la differenza è pari al 21,9% a sfavore delle donne, mentre nel pubblico il gap, che è di un terzo, si attesta al -6,8%.
Il problema è la qualità del lavoro, con contratti a tempo determinato o intermittenti. L’indeterminato cala di quasi il 16%”, sottolinea Elena Strozzi della segreteria della Cgil con delega alle politiche di genere.
Desta particolare allarme anche il dato sull’inattività: se per gli uomini il tasso si ferma al 22,7%, per le donne balza al 35,1% con un picco drammatico tra le giovani del 78,9%. “C’è una forma di scoraggiamento, fatto non solo dalla scarsa qualità, ma anche del carico di cura non retribuito che le donne sono costrette a portarsi sulle spalle”, aggiunte Strozzi.
L’unica categoria in cui le donne superano gli uomini – dati del settore privato non agricolo del 2024 – è quella degli impiegati. Il settore in cui il divario è maggiore, quello dei dirigenti. C’è poi una categoria, quella dei caregiver che conta circa 4,5 milioni di persone in Italia, a prevalenza femminile, che desta preoccupazione. “Oggi sono nel mondo del lavoro, domani potrebbero uscirne perché sono lavori che portano all’esaurimento”.






