REGGIO EMILIA – Il caso dell’area industriale di Gavassa si presta ad una riflessione sulle forme della partecipazione pubblica e sulle dinamiche che la innescano. Nel 2021 Silk-Faw, società mista sino-americana, stipulò un accordo di programma con il Comune di Reggio per dare vita in quell’area a un grande polo per la realizzazione di auto di lusso elettriche e ibride. Il progetto suscitò consensi negli ambienti economici e accademici, ma anche diffuso allarme e netta contrarietà in porzioni significative della società reggiana. Alcuni temevano che il nuovo arrivato portasse via ingegneri e operai specializzati alle aziende di casa nostra. Ma i più protestavano per il consumo di suolo che quell’investimento avrebbe provocato.
Il progetto Silk-Faw mostrò la corda già all’inizio del 2022. La società promotrice non riuscì a raccogliere i capitali necessari e non se ne fece nulla. Ma i proprietari dell’area, riuniti nella Società Agricola Gavassa, si sono messi a cercare altri compratori. Li hanno infine trovati in Vgp, colosso fiammingo con sede ad Anversa che sviluppa aree industriali in tutta Europa e che a Gavassa costruirà quattro capannoni per quasi 100mila metri quadrati, destinati alla logistica.
Perchè questi capannoni non provocano critiche e proteste come cinque anni fa? Perché occupano 10 ettari anziché 12? Perché non si produrranno supercar da 2 milioni di euro? Perché dietro non ci sono i cinesi? Forse la risposta sta nel fatto che le mobilitazioni di protesta hanno bisogno di simboli. Simboli da tutelare e simboli da combattere. Lo si è visto anche in altri casi: contro il supermercato in via Luxemburg si sono fatti i flash mob, contro le villette in via Luxemburg non si è detta una parola. Può suonare strano, ma è così.
Va chiarito, per Gavassa, che questo esito non è modificabile, perché è conforme a previsioni urbanistiche che risalgono all’accordo sovracomunale del 2011 e, ancor prima, al Piano regolatore del 2001. Ma è certamente singolare che, dopo la levata di scudi contro un insediamento che prevedeva centri di ricerca e poli produttivi, nessuno abbia niente da ridire su una grande area logistica che richiamerà autocarri e facchini.
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