REGGIO EMILIA – 67 milioni di disavanzo nel 2024, 21 nel 2025: il consiglio di amministrazione di Landi Renzo ha infine approvato i conti degli ultimi due esercizi, alzando il velo sulla situazione economico-finanziaria del gruppo, che dall’agosto dell’anno scorso è impegnato in una procedura di composizione negoziata della crisi sotto la supervisione del prof. Antonio Rossi, Esperto designato dalla Camera di Commercio di Bologna. E allora vediamoli questi conti. I ricavi sono scesi dai 303 milioni di euro del 2023 ai 251 del 2025, soprattutto a causa della flessione delle vendite della divisione Green Transportation, a cui fanno capo le attività di progettazione e produzione di sistemi per l’utilizzo del gas per autotrazione. Gli 88 milioni di perdite degli ultimi due esercizi hanno provocato una riduzione di oltre un terzo del capitale sociale, sceso a 15 milioni.
Numeri che descrivono una situazione di squilibrio in grado di mettere in forse la continuità aziendale. Ma i vertici di Landi Renzo sono convinti di poter risanare il gruppo e di poter arrivare presto all’uscita dalla procedura di composizione negoziata della crisi. La prospettiva strategica è la “sostanziale cessione” del segmento di business Green Transportation a Westport Fuel Systems Italia. Il 23 luglio scorso il consiglio di amministrazione ha approvato una nuova versione del Piano di risanamento 2026-2030, che una settimana più tardi ha avuto disco verde dall’attestatore indipendente Franco Carlo Papa. Sempre nei giorni scorsi, il 24 luglio, Girefin, finanziaria della famiglia Landi, ha confermato di essere pronta ad acquistare il 100% della controllata statunitense Landi Technologies per 3 milioni di euro entro il 31 ottobre. Va ricordato che già nel 2024 la famiglia Landi, attraverso la società Green by Definition, ha sottoscritto e versato un aumento di capitale da 20 milioni euro, a cui se ne sono aggiunti altrettanti versati da Invitalia. Oltre all’aggregazione con WFS Italia, il passaggio chiave sarà l’accordo con i creditori finanziari sui circa 98 milioni di debiti. Per ora c’è la delibera o l’orientamento favorevole di 8 creditori su 9, ma per la firma serve il consenso unanime.
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