REGGIO EMILIA – “Questa vicenda è un fallimento per tutti. Il carcere non era il luogo giusto per quel giovane. Il problema sono i tempi, quelli della giustizia non coincidono con quelli delle persone”. Parole della garante per i detenuti di Reggio Francesca Bertolini.
“Possiamo definire questa vicenda un fallimento – sottolinea Bertolini – perché quando muore un ragazzo di 26 anni che sicuramente ha compiuto un reato, che sicuramente quindi ha offeso o in un qualche modo ha rotto il patto con la società, è sempre un fallimento. Credo che la sua fatica e la sua fragilità probabilmente non siano state comprese completamente. Nel momento in cui si è deciso di procedere alla custodia cautelare in carcere, ci si trova sempre di fronte a questo tema: come punire o bloccare le situazioni non corrette rispetto a situazioni in cui il carcere non può essere la soluzione, perché le persone troppo fragili hanno la necessità di essere guardate, curate, custodite e rispettate nella loro dignità e nei loro diritti. Il carcere, purtroppo, per un insieme di situazioni non è il luogo opportuno per queste persone“.
Sono i tempi, quindi il problema? “Certamente i tempi delle persone a volte sono differenti rispetto ai tempi della giustizia o a quelli necessari per trovare un’adeguata collocazione. C’è bisogno di interventi più veloci e più attenti alla tipologia di persone che vengono inserite. C’è bisogno di più figure professionali che possano fare un’osservazione, perché è chiaro che non è semplice”.
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