REGGIO EMILIA – Le emozioni, quelle più genuine, spesso e volentieri assumono i connotati di un cerchio. La circonferenza di questo cerchio è stata generata negli anni ’90, quando la Pallacanestro Reggiana era impegnata tra A1 e A2 e un certo Michael Anthony Mitchell da Atlanta, Georgia, stava salutando gli “enta” per abbracciare i suoi “anta”.
Mitchell, ormai, non saltava più ed erano lontani gli anni dei decolli e delle schiacciate imperiali nella Nba con la canotta Spurs. Tuttavia, il suo piede perno, il fade-away con cui iniziava il proverbiale “giro e tiro” e quelle mani da liutaio prestate alla pallacanestro, gli hanno consentito di continuare a segnare senza mai fermarsi, neppure passati i 40 anni.
La linea che dà sostanza alla circonferenza di cui sopra affonda le proprie radici nella sera dell’1 febbraio del 2001, quando al PalaBigi si celebra il Mitchell Day, voluto dalla società per ritirare ufficialmente la mitica maglia numero 4: una partita di beneficenza con standing ovation finale lunga 5 minuti per “Mike-Mike-Mitchell-Mitchell” (il coro che spesso gli ha tributato via Guasco) e lacrime a rigare i volti di ogni singolo appassionato presente al palazzetto.
La linea passa ovviamente per il 9 giugno 2011, giorno in cui Mike lascia questa terra all’età di 55 anni, e si ricongiunge al 1992, formando il cerchio, nella serata di domani, giovedì 21 maggio 2026. Sì, perché in occasione di gara 3 dei quarti di finale playoff contro Milano, la curva dei sostenitori biancorossi verrà ufficialmente intitolata alla sua memoria. Proprio quella curva, che dal ’92 al ’99 l’ha incitato, sostenuto, si è spellata le mani per quei suoi canestri di onnipotenza cestistica, porterà il suo nome da domani in avanti. Di più: sopra l’attuale settore verrà installata una lunga insegna celebrativa “Curva Mike Mitchell”, accompagnata dal numero 4.
Tutto questo è stato possibile, in primis, grazie alla caparbietà del giornalista Francesco Pioppi, che per anni si è speso per questa iniziativa lanciando, di recente, una petizione online che ha riscosso subito grande successo superando le 500 firme in poche settimane. A questo si deve aggiungere la disponibilità dell’amministrazione comunale e della Fondazione per lo Sport.
Il centro di questa circonferenza, tuttavia, non ha nulla a che vedere col mondo dello sport, ma parla comunque all’anima delle persone. Qui a Reggio il “professore”, che quest’anno avrebbe timbrato i 70 anni, è definitivamente risorto dalle proprie ceneri, ha sconfitto la tossicodipendenza e fatto innamorare migliaia di tifosi. E’ affinché il suo lascito possa continuare a vivere, il passaggio di domani è fondamentale. Perché Mitchell non è stato solo un esempio per chi gioca a basket, lo è stato anche e soprattutto per chi ha a che fare con i propri demoni tutti i giorni: è la prova provata che vincere si può.










