BOLOGNA – L’ondata di calore eccezionale che sta colpendo l’Emilia-Romagna non accenna a placarsi e si appresta a riscrivere la storia climatica della regione. Secondo l’ultimo bollettino ufficiale di Arpae Emilia-Romagna, i termometri toccheranno l’apice tra sabato 27 e martedì 30 giugno, con picchi diffusi di 39-40 gradi in tutta la pianura. Fino a venerdì la colonnina di mercurio oscillerà sui 37-38 gradi nelle aree centrali e occidentali, mentre nelle città le minime notturne non scenderanno mai sotto i 25 gradi, accentuando il fenomeno dell’isola di calore urbana.
Si tratta di valori totalmente anomali: in questo periodo dell’anno le massime dovrebbero aggirarsi intorno ai 29-30 gradi. Se la tendenza verrà confermata fino al 1° luglio, questa ondata diventerà la più duratura e intensa mai registrata, superando con 13 giorni consecutivi il precedente primato dell’agosto 2003.
La situazione più drammatica si registra sul fronte idrico. Presso la stazione di Pontelagoscuro di Ferrara, la portata del fiume Po ha subito un crollo verticale, registrando il 23 giugno un valore di appena 300 metri cubi al secondo. Questo dato si traduce in uno scarto negativo del -67% rispetto alla media di lungo periodo (1923-2024). Il drastico calo sta già provocando una massiccia intrusione salina nel delta del fiume, minacciando l’agricoltura locale e la disponibilità idrica.
“I dati sull’anomalia termica media regionale evidenziano che dal 19 giugno siamo costantemente sopra i record storici giornalieri. Non siamo di fronte a una normale fluttuazione estiva, ma a una configurazione meteorologica estrema che impatta direttamente sulla salute, sulle rese agricole e sulle infrastrutture energetiche”, sottolineano i meteorologi di Arpae Emilia – Romagna, che hanno diramato una nuova allerta per caldo.
Arpae prosegue il monitoraggio continuo emettendo specifiche allerte per temperature estreme legate ai disservizi infrastrutturali. Per quanto riguarda l’impatto sulla salute di anziani, bambini e soggetti fragili, le raccomandazioni principali rimangono quelle di evitare l’esposizione nelle ore centrali, mantenere una corretta idratazione e rimodulare, dove possibile, i ritmi di lavoro all’aperto










