REGGIO EMILIA – Lingue, storie e tradizioni diverse. Da oltre 30 anni, in primavera e in autunno, Reggio Emilia si trasforma in un “porto dell’educazione”. Il luogo dove persone da tutto il mondo possono incontrarsi e confrontarsi per sperimentare l’innovativo approccio sognato e praticato da Loris Malaguzzi. Nel centro che porta il suo nome stamattina si sono ritrovati 365 educatori arrivati da 47 Paesi (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Corea, Costa Rica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Estonia, Filippine, Francia, Georgia, Ghana, Germania, Giappone, India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lituania, Malesia, Marocco, Messico, Olanda, Oman, Panama, Perù, Polonia, Porto Rico, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Tailandia, Taiwan, Turchia) di 5 diversi Continenti, con la voglia di sperimentare, conoscere e mettersi in gioco. Di essere parte attiva di una rete solidale che, partendo dall’educazione dei bambini, prova a costruire insieme un mondo migliore.
“L’educazione di qualità è il più grande antidoto contro le guerre”, il pensiero del sindaco Marco Massari.

Dopo i saluti istituzionali, i partecipanti al Gruppo di Studio Internazionale sul Reggio Emilia Approach, hanno seguito la prima sessione in plenaria della settimana che li porterà a visitare le scuole e i nidi della città e a scoprire una Reggio Emilia che sa dare molto a chi arriva, perché ricorda a tutti che educare è un’azione collettiva che ha come scopo principale quello di costruire il pensiero critico e la cittadinanza democratica. Loris Malaguzzi aveva sognato un porto sicuro per chiunque avesse a cuore la crescita dei bambini. Le migliaia di educatori da tutto il mondo che ogni anno frequentano il Centro, tra prime volte e ritorni frequenti, fanno vivere questa idea, trasformandola in realtà.
Nel servizio le interviste a:
- JAN MILLIKAN, Australia
- THOMAS WITTEN, Sud Africa









