REGGIO EMILIA – C’è chi vive ai margini e convive con la propria dipendenza, da alcol, sostanze stupefacenti o gioco d’azzardo, in una condizione di fragilità estrema. Poi ci sono gli invisibili: invisibili ai servizi sanitari e alle realtà del sociale. Una rete che a Reggio riesce ad arrivare al 30% delle persone che si trovano in queste situazioni.
“Questo contatto è favorito da servizi di prossimità che potenziano l’attività di aggancio e di primo contatto – dice Luana Oddi, responsabile servizio bassa soglia dell’Ausl di Reggio – Vi è poi un sommerso ancora più grande che non è riferibile ai consumatori che hanno anche un alto impatto dal punto di vista visivo perché vivono in condizioni di forte marginalità, ma sono consumatori che in qualche modo trovano un equilibrio con il resto della loro vita e non arrivano ai servizi: parliamo di numeri ancora più grandi”.
Il servizio a bassa soglia di accesso dell’Ausl di Reggio Emilia è nato proprio per creare il primo contatto. Il percorso diagnostico terapeutico, unico in Italia, mette al centro le persone con l’obiettivo di ridurre i rischi legati alle dipendenze: “In questo percorso sono coinvolti non solo i professionisti sanitari ma anche professionisti sociali – sottolinea Leonardo Cioncolini, responsabile delle Professioni Sanitarie del Dipartimento di Salute Mentale Area Sud dell’Ausl – il coinvolgimento delle associazioni è un aspetto di eccellenza, tra l’altro erogano anche prestazioni, perché queste persone non hanno bisogno solo di prestazioni sanitarie, ma anche di un posto dove mangiare, dormire, dove potersi lavare. Bisogna avere per forza il supporto di tutta la rete territoriale”.
“Nel nostro servizio accedono persone che sono portatrici di un disturbo da uso di sostanze legali o illegali, dall’alcol alla cocaina, dalla cannabis al crack, anche farmaci usati in modo improprio così da diventare sostanze additive”, aggiunge la dottoressa Oddi.
Nel 2024 gli accessi sono stati circa 250. Le porte, nella sede del servizio di dipendenze patologiche di via Bocconi sono sempre aperte, non c’è burocrazia, l’accesso è libero anche per chi non è pronto a smettere: “Noi cerchiamo di accogliere tutte le persone senza alcuna preclusione di genere, età, religione o di condizioni legale o sociale. L’accesso è libero proprio per offrire a tutti la possibilità di migliorare la condizione di vita anche in assenza di una reale motivazione all’astinenza, perché la motivazione all’astinenza è già di per sé un motivo di preclusione all’accesso ai servizi sanitari: non tutti vogliono smettere e questo dobbiamo accettarlo da un punto di vista sia umano che sanitario”, conclude Cioncolini.
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