REGGIO EMILIA – Angiolo Mazzoni, progettista della stazione ferroviaria di Reggio Emilia nel 1934, improntò la sua architettura ai dettami del razionalismo, stile molto amato dal regime fascista. La nuova stazione venne inaugurata il 28 ottobre 1935, col plauso del quotidiano “Il Solco Fascista”.
La vecchia stazione, demolita perché considerata ormai antiquata, era stata inaugurata il 21 luglio 1859 con l’apertura della linea ferroviaria fra Piacenza e Bologna. Era entrata in funzione un mese dopo la fuga del duca Francesco V da Modena e l’arrivo delle truppe del futuro re d’Italia Vittorio Emanuele II. Aveva uno stile neoclassico, molto simile a quello della gemella di Modena, sopravvissuta alla guerra. Come mostrano le immagini custodite dalla fototeca Panizzi, nel nuovo edificio si fece uso intensivo di cemento armato, acciaio, marmo, vetro e ferro, superando le tradizionali decorazioni classiche del passato. Un gigantesco mosaico sulla facciata inneggiava al tricolore e alla nazione fascista. La pensilina d’ingresso era sagomata in forma d’ali.
La stazione, concepita come nuova porta della città, ebbe tuttavia vita breve, di soli 9 anni. I bombardamenti alleati del 7-8 gennaio 1944 la distrussero, assieme alla vicina fabbrica delle Officine Reggiane, provocando anche numerose vittime civili nei quartieri circostanti. Finita la guerra, mentre Mazzoni, epurato per la sua convinta adesione al fascismo, emigrava in Colombia, la ricostruzione dell’edificio della stazione fu affidata all’architetto Roberto Narducci, che lo completò nel 1949. Le colonne rivestite di marmo, separate fra loro da ampie vetrate, ricordano l’abito degli anni Trenta. Non a caso Roberto Narducci, scelto dalle Ferrovie dello Stato come progettista della ricostruzione di varie stazioni bombardate, era stato allievo proprio di Angiolo Mazzoni.
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