REGGIO EMILIA – L’attuale situazione della pandemia a livello locale è seria, ma fortunatamente ancora non drammatica come tra marzo e aprile scorsi.
Tuttavia, oggi Ausl ha comunicato non solo 276 nuovi contagi, ma soprattutto i decessi di 11 persone avvenuti tra il 4 e il 5 novembre. “E’ un numero non vedevamo i primi giorni della seconda ondata – ha spiegato Cristina Marchesi, direttrice generale di Ausl – perché l’evento decesso segue di due-tre settimane il rialzo dei numeri”.
Esattamente come successe a marzo, anche ora la pressione sugli ospedali aumenta e non poco. Alcuni aspetti, però, sono positivi: a causa della minore mobilità delle persone, gli accessi ai pronto soccorso sono diminuiti e a oggi sono circa 300 ovvero un centinaio in meno rispetto alla media del periodo. I posti di terapia intensiva sono stati raddoppiati, da 12 a 24 e ci sono reparti pronti a essere riconvertiti per i pazienti Covid. “Altri reparti – ha detto la Marchesi – sono quelli di trattamento semintensivo, ventilazione non invasiva dei pazienti. Parlo di Guastalla ambito cardiologico, Medicina d’urgenza a Reggio Emilia, Pneumologia. Abbiamo creato setting assistenziali anche nella medicina per acuti e Lungodegenza”.
Rispetto alla primavera c’è, però, un’altra differenza fondamentale: allora erano stati praticamente annullati i servizi dedicati alle patologie no Covid non urgenti: “Questa volta no – ha precisato la Marchesi – Siamo continuamente alla ricerca di un equilibrio tra letti da dedicare ai pazienti Covid e risorse e letti da dedicare a tutti gli altri pazienti”.
“Tutti i giorni ci troviamo con una quarantina di professionisti interessati in videoconferenza per definire come riorganizzare le strutture”, ha aggiunto Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero dell’Ausl reggiana.
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