REGGIO EMILIA – Vivere a casa propria, in sicurezza e autonomia, anche quando gli anni passano e l’autosufficienza viene meno. A Reggio Emilia e provincia questo è diventato realtà per un centinaio di anziani. Grazie a oltre due milioni e mezzo di euro di fondi Pnrr, Acer ha trasformato 83 alloggi popolari migliorando sensibilmente la qualità dell’abitare. Niente più barriere architettoniche: via libera a sensori di fumo, condizionatori, tapparelle motorizzate, servoscale e bagni totalmente accessibili. Un modello di welfare moderno che mette al centro la dignità della persona.
“Piccoli interventi che in realtà cambiano il vivere quotidiano. L’indipendenza delle persone dipende anche da questi accorgimenti”, sottolinea Annalisa Rabitti, assessora alla cura delle persone del Comune di Reggio.

Da sinistra: il sindaco Marco Massari, il vicesindaco Lanfranco De Franco, Federica Zambelli (consigliera di Acer), l’assessora Annalisa Rabitti, il presidente Acer Federico Amico, Andrea Illari (dirigente Area Rigenerazione Urbana e Infrastrutture sostenibili)
58 gli appartamenti, riqualificati seguendo le linee guida del Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità, a Reggio, in via Foscato dove sono stati presentati gli interventi effettuati e negli altri comparti cittadini dove Acer gestisce alloggi di edilizia sociale. Gli altri in nove comuni della provincia. “Sono fondi che sono stati utilizzati per facilitare la vita a persone over 65 non autosufficienti”, fa notare il presidente di Acer Federico Amico.
L’intervento fa parte di un pacchetto più ampio di oltre 6 milioni di euro che il Comune ha destinato al welfare inclusivo che ha consentito la realizzazione di due nuovi appartamenti in via Mazzini e in via Brigata Reggio per favorire l’autonomia abitativa delle persone con disabilità e la costruzione di 11 nuovi mini appartamenti di via Dalmazia destinati all’accoglienza di persone senza dimora con accompagnamento al reinserimento sociale. Ormai conclusi anche i lavori del Centro servizi per persone in condizioni di marginalità in via Kennedy.
“Per le persone senza fissa dimora sarà un luogo pensato in chiave rispetto, bisogno e informazione, per aiutare queste persone a conoscere i loro diritti facilitando il cambiamento”, chiosa Rabitti.
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