ALESSANDRIA – La scure della prescrizione per due figure storiche delle Br come Renato Curcio e Mario Moretti, condannato a sei anni di reclusione per omicidio l’ex brigatista reggiano Lauro Azzolini. Sono trascorsi oltre 51 anni da uno degli episodi più oscuri degli anni di piombo. La sentenza di primo grado, emessa in Corte d’Assise di Alessandria dopo tre ore e mezza di camera di consiglio, è focalizzata sul sequestro dell’industriale dello spumante Vittorio Vallerino Gancia che venne organizzato dalle Brigate rosse con l’obiettivo di ottenere un riscatto per finanziare la lotta armata, ma i rapitori vennero individuati il giorno dopo dai carabinieri nell’Alessandrino, alla Cascina Spiotta, da qui il conflitto a fuoco finito nel sangue il 5 giugno 1975. Nel mirino del processo l’uccisione dell’appuntato 44enne Giovanni D’Alfonso, caso riaperto nel 2021 da un esposto del figlio Bruno, costituitosi parte civile insieme ai familiari. Quel tragico giorno morì una seconda persona, finì infatti a terra sotto un lenzuolo bianco la brigatista Mara Cagol, moglie di Curcio.
Alla lettura della sentenza da parte del presidente Paolo Bargero non è presente nessuno dei tre imputati. Azzolini dopo mezzo secolo aveva confessato in aula la sua presenza alla Cascina Spiotta e i giudici l’hanno ritenuto responsabile dell’omicidio del carabiniere, mettendo però il delitto in continuazione con altri gravi reati commessi dal reggiano, da qui la pena di soli sei anni. Il brigatista reggiano (difeso dall’avvocato Davide Steccanella) dovrà pagare una provvisionale risarcitoria ai familiari della vittima, il resto sarà affrontato in sede civile. Considerata invece prescritta l’accusa di concorso anomalo nell’omicidio per gli altri due imputati eccellenti. Per lo stesso motivo era stato prosciolto in udienza preliminare un quarto imputato, cioè Pierluigi Zuffada. “Si è chiuso un processo fuori età – dice l’avvocato Vainer Burani, difensore di Curcio – e il mio assistito non poteva essere al tempo dirigente operativo delle Brigate Rosse e non poteva aver deciso il sequestro di Gancia”.
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