CAMPEGINE (Reggio Emilia) – Agli 800 lavoratori in appalto assunti a partire dal 1° maggio dal gruppo Snatt sarà finalmente applicato il contratto nazionale della logistica, trasporto merci e spedizioni. E’ questo uno dei punti chiave dell’accordo firmato dal gruppo di Campegine e da Fit-Cisl, insieme al superamento dell’appalto e all’internalizzazione dei processi produttivi. Finora quali condizioni retributive e contrattuali erano applicate a questi lavoratori?
Le società di cui erano dipendenti, Emilux e Platform, entrano in scena dopo la sconfitta della lotta dei facchini della Gfe, tra il 2010 e il 2011, che si battevano proprio per il riconoscimento del contratto nazionale. Costituita nel 2015, Platform è una srl con un capitale sociale di 10mila euro e sede in via Brigata Reggio. Al civico 24 c’è lo studio da consulente del lavoro di Salvatore Colosimo, presidente della società. Le quote sono intestate in misura paritetica a Dario Corradini e Stefano Bonacini. Emilux invece è una cooperativa nata nel 2010 proprio da una “scissione” di Gfe. E’ guidata da Elena Denisa Stefan, nata in Romania 44 anni fa e residente a Castelnovo Sotto. La sede legale di Emilux è a Milano, in corso Buenos Aires, mentre la sede amministrativa è a Castelnovo Sotto in via Galilei 21, nel magazzino Snatt Logistica che si occupa dei prodotti Cisalfa.
In tutti questi anni i lavoratori Platform e Emilux impiegati nell’appalto Snatt sono stati retribuiti, a seconda dei casi, sulla base del contratto multiservizi o di un regolamento interno aziendale. In quale misura queste retribuzioni erano penalizzanti rispetto al contratto nazionale della logistica? La risposta la si può trovare nel verbale d’intesa firmato il 15 aprile scorso. Nel primo anno di assunzione presso Snatt, i lavoratori non percepiranno il 100% del minimo tabellare previsto dal contratto, ma l’80. In questo modo, calcolatrice alla mano, dovrebbero vedersi riconosciuto un aumento mensile che potrebbe arrivare a 40 euro lordi rispetto alla situazione precedente.
Per oltre dieci anni, dunque, la busta paga di questi 800 lavoratori è stata inferiore di oltre il 20% rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di categoria. C’è anche questo dietro i prodotti delle griffe della moda e dell’abbigliamento sportivo che arrivano nei nostri negozi.
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