REGGIO EMILIA – Si è conclusa un’annata vitivinicola storica per il territorio emiliano, iniziata con un anticipo mai visto prima. Le tredici cooperative locali, associate a Confcooperative Terre d’Emilia, hanno conferito un totale di 2.612.000 quintali di uve, in crescita del 10,9% sul 2025. Nonostante l’aumento produttivo, i volumi restano inferiori a quelli del 2024 e in linea con la media decennale.
L’analisi di Confcooperative Terre d’Emilia evidenzia un grado zuccherino medio salito a 17,59. I Lambruschi costituiscono il 54% del raccolto con 1,393 milioni di quintali, toccando il minimo del decennio. Recupera terreno l’Ancellotta, pari al 38% del prodotto complessivo con ben 992.000 quintali raccolti. In forte espansione le uve bianche, che salgono del 16,9% pur rappresentando l’8% della produzione totale.
Sul fronte dei mercati, il referente Alberto Lasagni segnala una perdita di redditività dal 2021. Le quotazioni all’origine hanno infatti subito un calo progressivo compreso tra il 20% e il 30%. Il calo di produzione in Italia (-6,8%) ed Europa (-2%) offre tuttavia nuove opportunità commerciali.
Restano però da superare disinformazione e campagne ostili contro i prodotti vitivinicoli tradizionali. Per sostenere il settore, le cantine sociali reggiane e modenesi chiedono interventi pubblici strutturali. Necessari sostegni per ammodernare la trasformazione e strategie commerciali adeguate ai nuovi consumi. Confcooperative sollecita pure incentivi al rinnovo degli impianti e misure di equilibrio domanda-offerta. L’obiettivo prioritario è dare certezze economiche a chi continua a investire nell’agroalimentare locale.







