BAISO (Reggio Emilia) – E’ una storia che inizia con la povertà e l’emigrazione ma si trasforma poi in una storia di riscatto e successo internazionale. “La scultura è la nostra grafia. Vasco Montecchi in 5 atti“, diretto da Alessandro Scillitani e curato dal critico d’arte Marzio Dall’Acqua, racconta la vita dello scultore reggiano nato nel 1938 a Castagneto di Baiso. Vasco bambino nel primo atto scende dall’Appennino per andare in pianura a lavorare, poi emigra in Francia e in Svizzera. A impersonare il nonno è lo stesso Vasco Montecchi.
A narrare le vicende personali sempre il protagonista. Il ritorno a casa, l’amore per l’arte che lo porta prima alla pittura e poi alla scultura, a raccontare con i colori terrosi o l’argilla e la pietra il mondo dei senza storia, degli ultimi, dei poveri montanari, di coloro che ha lasciato lassù con le loro vite e le loro storie.
Poi l’incontro con il marmo, che diventa il suo materiale elettivo e con il quale realizza grandi monumenti, tra cui quello a Piombino inaugurato da Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica. Il documentario si snoda tra il racconto e i video inediti realizzati negli anni, delineando la crescita artistica di Vasco Montecchi con esposizioni e confronti internazionali. E poi le radici, mai abbandonate, con la fondazione della “scuola di scultura di Canossa”, per formare giovani artisti.
L’ultimo atto è il ritorno a Castagneto, al paese natale, per trasformare il rudere, la casa della sua famiglia, in una Casa Museo, donata al pubblico uso, e il borgo, che era quasi abbandonato, in un Museo diffuso con opere sparse ovunque, animate dalla presenza di artisti, colleghi e ospiti, mostre e feste paesane allietate da violini e fisarmoniche.
Reggio Emilia Baiso Vasco Montecchi arte reggiana





