REGGIO EMILIA – Il “mercato coperto“, inizialmente battezzato “galleria centrale”, fu realizzato nel 1927 su progetto dell’architetto Prospero Sorgato, con l’obiettivo di riunire in un unico spazio il commercio ambulante di alimenti, frutta, verdura disseminato in diverse strade del centro cittadino, in condizioni di igiene precaria.
In un primo tempo, si era pensato di insediarlo in piazza Fontanesi, sotto una struttura metallica; poi, fu scelta l’area di via Emilia San Pietro, con l’abbattimento di una navata e dell’abside della chiesa di San Tommaso, ancora esistenti dopo un incendio che aveva distrutto l’edificio nel 1808.
Il salone principale del mercato coperto aveva una doppia fila di banchi in cemento levigato nella navata centrale, una serie di botteghe in quelle laterali e una piazzetta per la macelleria. Le immagini della fototeca Panizzi mostrano il cantiere dei lavori e la loro conclusione. Ma già due anni dopo, nel 1929, cambiava la destinazione, con la collocazione nella galleria di banchi di abbigliamento e chincaglieria, questa volta in legno, al posto di quelli per gli alimentari, riportati nelle piazze. Ospitò anche la scuola di confezioni di Giulia Fontanesi, madre di Achille Maramotti, fondatore di Max Mara. La guerra si abbatté sul mercato coperto con i bombardamenti del 7 e 8 gennaio 1944 che fecero crollare la copertura in vetro e acciaio.
Nel dopoguerra, fra alti e bassi si arrivò al 2007 quando Coopsette e Tecton decisero il restauro in cambio di un contratto di gestione a lunga scadenza. Poi, la crisi dell’edilizia ha travolto le due cooperative e il mercato coperto è passato a un gruppo di professionisti reggiani. Da allora, sotto le volte della galleria si sono avvicendati in affitto i marchi dell’abbigliamento Coin e Ovs, quelli del cibo coi portoghesi di Sonae Sierra e dall’aprile di quest’anno di nuovo Ovs.
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