REGGIO EMILIA – Usura ed estorsione, con tassi di interesse altissimi, fino al 177%. Con queste accuse è stato condannato a 7 anni in primo grado l’imprenditore Giambattista Di Tinco, 50 anni, ex titolare della Dg Service di Calerno oggi in liquidazione. Di Tinco, difeso dall’avvocato Mattia Fontanesi, aveva chiesto il rito abbreviato per il procedimento scaturito dall‘indagine Ottovolante e così ha fatto anche per l’operazione Minefield, in cui invece è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e fatture false. Si tratta dunque di una pena piuttosto pesante, visto lo sconto di un terzo previsto appunto dal rito abbreviato. L’accusa aveva chiesto 7 anni e mezzo. La difesa invece ricorrerà in appello.
Di Tinco, che è già in carcere a Taranto, era considerato la mente di un sistema che concedeva prestiti a tassi da usura a piccoli imprenditori e artigiani in difficoltà economiche. In tribunale a Reggio il giudice per le indagini preliminari Matteo Gambarati ha condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi anche Salvatore Iemmello, 43enne reggiano, ai domiciliari. Un anno di pena per la moglie di Di Tinco, Filomena Arabia, 41enne residente in città, che era accusata di favoreggiamento reale. Ha patteggiato invece un anno e 7 mesi – pena sospesa – Mario Falbo, 54enne di Cadelbosco. Infine è stato assolto Nicola Arabia, classe 1987 di Quattro Castella, difeso sempre dall’avvocato Fontanesi. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura di procedere alla confisca dei beni di Giambattista Di Tinco per risarcire le vittime di usura. Nei prossimi mesi si terrà l’udienza preliminare per l’operazione Minefield e potrebbe arrivare una nuova condanna per l’imprenditore di Calerno.
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