REGGIO EMILIA – Un teatro in piena salute, che parla a pubblici diversi. Tra un numero di presenze in costante crescita e una programmazione che moltiplica i progetti, la Fondazione I Teatri di Reggio si presenta alla nuova stagione con la stessa apertura di sempre: dall’opera di repertorio alla creazione contemporanea, dalla musica alla danza, dal teatro alle arti che intrecciano i linguaggi. È in questo spazio largo che si collocano le prime anticipazioni della Stagione 2026-2027, avvenute nel corso dell’annuale incontro con i soci e gli amici della Fondazione I Teatri.
I numeri
Tra giugno 2025 e maggio 2026 i teatri della Fondazione — il Municipale Valli, l’Ariosto e la Cavallerizza, insieme agli altri spazi della città — hanno accolto circa 133mila presenze, grazie a 656 aperture di sipario. Significa quasi due eventi al giorno, tutto l’anno, tra spettacoli, incontri, prove aperte, visite guidate e attività con le scuole. Di queste presenze, 83mila sono legate alle stagioni, quasi 50.000 legate ad appuntamenti collaterali e a collaborazioni.
Dentro le stagioni: 14.500 presenze per la prosa, 13.500 per il musical, 10.900 per i concerti, 10.700 per il Festival Aperto, 7.500 per la lirica e 4.600 per la danza. Un capitolo a sé è quello dedicato ai più giovani: tra spettacoli, laboratori e percorsi riservati alle scuole, quasi 40 mila tra bambine e bambini, ragazze e ragazzi hanno varcato le porte dei teatri. A confermare il legame della città con il proprio teatro restano gli abbonamenti, 4.350 per la stagione in corso.
Festival Aperto.
Più che limitarsi a constatare un presente «interessante», il Festival lo assume come una consegna: non rassegnarsi, non lasciarsi spegnere. Il programma è già online.
Quest’anno Aperto esce dai teatri con più decisione che mai ed entra nella città. Il Parco Innovazione delle ex Officine Meccaniche Reggiane — dove convivono archeologia industriale e rigenerazione — diventa palcoscenico: accanto al carroponte si monta lo Chapiteau della Compagnie Rasposo con Hourvari, nouveau cirque per undici acrobati, in collaborazione con Dinamico Festival; mentre Square di Lorenzo Bianchi Hoesch — passeggiata sonora tridimensionale nata all’IRCAM / Centre Pompidou, qui in coproduzione con il Festival e in collaborazione con STU Reggiane — trasforma l’area in un cinema acustico a cielo aperto. Ed è qui che si gioca uno degli appuntamenti più rari del calendario europeo: 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, cinquanta pianoforti disposti in cerchio attorno al pubblico, eseguita dal leggendario Klangforum Wien con cinquanta giovani pianisti del territorio — una produzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri nell’àmbito di Reggio Parma Festival, in collaborazione con STU Reggiane. Finora visto solo a New York, Berlino, Vienna, Praga e Amsterdam, sarà l’unica occasione per ascoltarlo in Italia.
Il Festival apre poi al mondo, e alle Afriche al plurale. Inaugura il collettivo tutto al femminile Les Amazones d’Afrique, che porta al Teatro Municipale Valli voci e lingue di un’Africa contemporanea che fa della musica un atto di rivendicazione; mentre The Gathering Project di Omar Rajeh dedica un’intera giornata al Mediterraneo, dalla colazione libanese fino a Dance People in Piazza Prampolini, in coproduzione con LAC Lugano Arte Cultura.
Sul fronte della danza internazionale. Crystal Pite firma per la prima volta un lavoro site specific, alla Collezione Maramotti, dove Kidd Pivot e il Nederlands Dans Theater debuttano insieme in prima assoluta — una commissione e coproduzione del Festival con la Collezione Maramotti e Max Mara. La MM Contemporary Dance Company costruisce una serata su Sidi Larbi Cherkaoui ed Enrico Morelli — Faun, Atto bianco e La morte del cigno, nuova creazione di Cherkaoui in prima assoluta — in coproduzione con il Festival e in collaborazione con Eastman, la compagnia anversese del coreografo. Il CCN Aterballetto torna con Ceneri di Marcos Morau, prima assoluta, e Doppiogioco di Philippe Kratz, in coproduzione con il Festival. Da New York arriva Kyle Abraham con la sua A.I.M, con Cassette Vol. 1 e il solo Show Pony, quest’ultimo presentato nel corso di una festa a tema anni Ottanta affidata a Vino e Vinili per Festival Aperto. Da Rennes il Collectif FAIR-E del CCN porta Témoin, venti danzatori autodidatti tra break, krump, electro e popping; e la belga Lisa Vereertbrugghen attraversa con While we are here il confine tra performance e rave, in una serata nata dalla collaborazione con Acid Tank Sound Medium e destinata a proseguire con dj set e rave book club nella location alternativa della Palestra della scuola Aosta.
Sul versante musicale, Aperto celebra alcuni centenari. La fase elettrica di Miles Davis rivive in Miles in the Sky del Wayne Horvitz Electric Circus, con un grande ensemble interamente italiano; e i cento anni di Hans Werner Henze sono affidati a Voices, ciclo del 1973 su testi di Brecht, Ho Chi Minh e Ungaretti, eseguito dalla NEUE – New European Ensemble diretta da Carlo Boccadoro, in collaborazione con Romaeuropa Festival. A questi si aggiungono il Naghash Ensemble dell’armeno-statunitense John Hodian; il debutto di Arto Lindsay con The Ghost of Unity, accanto all’Icarus Ensemble e al Coro Interculturale di Reggio Emilia; e il ritorno, dopo quarantasei anni di carriera, degli Einstürzende Neubauten, in collaborazione con Festival Barezzi.
L’opera
Tre titoli compongono il cuore della stagione d’opera e, insieme, disegnano un arco che dal grande repertorio arriva alla creazione di oggi, attraversando i territori più oscuri dell’animo umano: l’ambizione, il desiderio, la vendetta.
Ad aprire è il Macbeth di Giuseppe Verdi per la regia di Fabio Ceresa e la direzione di Giuseppe Finzi. Un universo visivo in cui l’asciutta geometria dello spazio scenico trova un contrappunto nell’opulenza sacrale dei costumi, evocando una dimensione mitica e vertiginosa con le scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella e le coreografie di Mattia Agatiello. Una rilettura shakespeariana di forte impatto visivo in un allestimento nato da un’ampia coproduzione che riunisce i teatri di Pisa, Ravenna, Rimini, Genova, Modena, Livorno, Ferrara e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.
Ancora: Death in Venice, testamento artistico di Benjamin Britten tratto dalla novella di Thomas Mann, nel libretto fedele di Myfanwy Piper sarà presentato in un nuovo allestimento, che porta la firma alla regia di Rodula Gaitanou, con Daniel Smith sul podio, Takis a scene e costumi, le coreografie di Diego Tortelli. Eseguita in lingua originale con sovratitoli, è uno dei drammi psicologici più intensi del Novecento operistico: il racconto del desiderio, della bellezza e della morte. Il nuovo allestimento è coprodotto con i teatri di OperaLombardia e con Ravenna Manifestazioni / Teatro Alighieri.
Fuori abbonamento il debutto per la creazione contemporanea: Veleno, opera da camera e nuova commissione, musica di Gaia Aloisi su libretto e regia di Stefano Simone Pintor, in coproduzione con i teatri di Modena e Parma e realizzata nell’ambito del bando Giovani compositori in scena, sostenuto da SIAE e promosso da AGIS, in collaborazione con ANFOLS e ATIT. Porta in scena uno dei più clamorosi casi di cronaca nera del Seicento — la rete clandestina di avvelenatrici della Roma barocca, uno dei rarissimi complotti interamente al femminile della storia.
I concerti
Si conferma una stagione di grande qualità, con grandi solisti e prestigiose orchestre. Inaugurazione con la Filarmonica della Scala, che ritorna con il suo Direttore Principale, Riccardo Chailly. Torna anche la Chamber Orchestra of Europe insieme a Sir András Schiff, tra i massimi interpreti pianistici del nostro tempo.
Al pianoforte, il recital di Yulianna Avdeeva, che nel 2010 ha vinto il Concorso Chopin di Varsavia — prima donna a riuscirci dopo Martha Argerich nel 1965. E’ stata recentemente definita dalla stampa “una forza della natura di statura epica”.
Nel segno dei centenari che attraversano la stagione, i cento anni di György Kurtág sono affidati a una delle sue pagine più ardue e affascinanti: i Kafka-Fragmente op. 24, quaranta miniature per voce e violino costruite su frammenti dei diari e delle lettere di Kafka. A eseguirli dal vivo – dopo un’acclamata registrazione discografica nel 2022 definita da The Guardian ‘Un’opera di un’ora di straordinaria varietà e profondità emotiva.’ – la celebre soprano Anna Prohaska, a suo agio tra repertorio barocco e contemporaneo, e la violinista Isabelle Faust, tra le più acclamate della sua generazione.
La danza
Oltre ai titoli del Festival Aperto, la stagione di danza porta a Reggio Emilia due appuntamenti internazionali. Arriva il Ballet de l’Opéra de Lyon, formazione di solida impronta classica ma da decenni votata al repertorio contemporaneo, con una serata che accosta due capolavori: House di Sharon Eyal, e Le Sacre du printemps di Mats Ek su musica di Igor Stravinskij, in una versione che reinventa il rito sacrificale trasformandolo in un matrimonio combinato. Accanto a loro Coup Fatal, spettacolo culto nato nel 2014 e oggi riproposto in una nuova versione: ideato dal compositore e sassofonista Fabrizio Cassol e messo in scena dal coreografo Alain Platel con il chitarrista Rodriguez Vangama, è un concerto cantato e danzato in cui le arie barocche di Bach, Vivaldi, Händel e Monteverdi si fondono con le musiche tradizionali congolesi, il jazz e il rock. In scena una quindicina di musicisti tra Belgio e Kinshasa e l’esuberanza gioiosa dei sapeurs, tra divertimento e affermazione di libertà.
La prosa
La stagione di prosa combina epoche e linguaggi, mettendo in dialogo i grandi classici con la scena di oggi per interrogare il presente: l’identità e le relazioni, il potere e la memoria, le città che abitiamo.
Luca Zingaretti porta in scena Marco Polo e le città invisibili, adattamento de Le città invisibili di Italo Calvino a cinquant’anni dalla pubblicazione, per la regia di Giuseppe Dipasquale: una riflessione sul nostro modo di vivere e abitare le città. Stefano Massini, di e con, firma Lo Zar, monologo ipnotico che ripercorre la vita di Vladimir Putin — dall’infanzia all’ascesa al potere — e con essa mezzo secolo di storia russa. Silvio Orlando è protagonista de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello, commedia grottesca di tradimenti, vendette ed equivoci. Valentina Picello dà voce ad Anna Cappelli, testo di Annibale Ruccello per la regia di Claudio Tolcachir: il ritratto di una donna sola in lotta con i propri demoni e, insieme, uno spaccato della condizione femminile dagli anni Sessanta a oggi. Umberto Orsini, diretto da Massimo Popolizio, è in Prima del temporale: nella mezz’ora che precede il suo ingresso in scena nel Temporale di Strindberg, un attore si racconta, rivivendo i momenti della propria esistenza. Con Il fuoco era la cura, infine, Sotterraneo firma una creazione liberamente ispirata a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury: un futuro distopico dominato da schermi sempre accesi, dove la lettura è proibita, che interroga il destino della nostra società.
I musical
La stagione di musical del Teatro Municipale Valli mette al centro le persone — fragili, fuori posto, innamorate della vita — e il loro bisogno di trovare un posto nel mondo. Ad inaugurarla è la versione teatrale di Il ragazzo dai pantaloni rosa, dal film di grande successo, con la regia di Massimo Romeo Piparo: in scena la storia vera di Andrea Spezzacatena, diventata un caso nazionale, e la trasforma in un racconto sul bisogno di essere accettati e riconosciuti e in un messaggio di sensibilizzazione contro il bullismo e il cyberbullismo. Tornano poi gli Oblivion con Win for Life, nuovo musical che, con la loro inconfondibile comicità in musica, costruisce una storia di inganni e colpi di scena per ridere del nostro tempo, delle nostre ossessioni e di noi stessi.









