FABBRICO (Reggio Emilia) – L’imam della moschea di Correggio ha recitato la preghiera per il piccolo Talha. Ad intonare quella per la sorellina Aysha è stato invece Mohamed Arshad, il padre dei due fratellini pakistani morti sabato sera nell’incendio dell’abitazione della famiglia in via Matteotti.
Aveva cercato di strapparli dalle fiamme, al loro funerale si è sentito male ed è stato sorretto dalle persone che aveva accanto. Gli uomini della comunità islamica hanno riempito il piazzale del cimitero del paese, si sono sistemati davanti alle due bare bianche, rivolti a Est, verso la Mecca.
La mamma del bimbo di 7 anni e della bimba di 8 non c’era. Nargis Parveen era l’unica della famiglia presente quando il rogo, probabilmente causato da una perdita di gas, è scoppiato, in pochissimo ha distrutto la casa e si è portato via i suoi figli più piccoli: non si è ancora ripresa dallo choc. Non c’erano neanche gli altri due figli maggiori che quella sera erano con il padre. I rappresentanti della comunità hanno invitato tutti a stare loro vicini. “Possiamo avere religioni diverse, ma di fronti a fatti come questo niente ci deve dividere” ha assicurato il sindaco Roberto Ferrari, portavoce del dolore di una comunità ancora sconvolta e incredula.
Hanno voluto essere presenti le insegnanti dell’istituto elementare che i due piccoli frequentavano, i volontari dell’Auser che li accompagnavano ogni giorno a scuola. E poi tante persone di Fabbrico. Dopo le preghiere è stato il momento della sepoltura a terra nel cimitero del paese in cui Aysha e Talha hanno sempre vissuto e che nel momento dell’addio si è fermato per un minuto di silenzio.
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