RUBIERA (Reggio Emilia) – Una lapide ricorda a Rubiera la strage di lavoratori della Eternit o dei loro famigliari che, per aver inalato fibre di amianto, sono morti di mesotelioma, un tumore che attacca la pleura, la membrana che avvolge i polmoni.
Il Sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro spiega “L’amianto colpisce fino a 30 anni dopo l’esposizione e quindi un elenco definitivo lo si potrà avere solo più avanti, però sicuramente si arriva a 80-90 casi registrati in questi anni”.
A livello provinciale sono più di 500 i morti da amianto. E’ indispensabile la rimozione di questo materiale, largamente usato in passato nell’edilizia, quando ancora non si conoscevano i suoi effetti pericolosi.
“Ci sono Comuni in cui l’amianto è stato mappato, come Reggio, altri dove si sta cercando di rimuoverlo con ordinanze, altri dove il problema è totalmente ignorato. E le magagne vengono al pettine, come nell’incendio di Vezzano, in cui un capannone ha scoperchiato il suo amianto e diffuso le polveri in atmosfera” aggiunge Davide Vasconi, Associazione famigliari vittime da amianto.
“A Rubiera è stato fatto un lavoro importante di bonifica che è portato a esempio a livello nazionale, ma andando avanti continuiamo a trovare amianto anche in edifici che abbiamo recentemente recuperato e davvero è una lotta che non si può fermare mai” dice Cavallaro.
Rubiera ha rimosso 260mila metri quadrati di coperture in amianto, pari a una sessantina di campi da calcio. Reggio è alle prese con le conseguenze dell’incendio di un anno fa allo stabilimento Inalca di via Due Canali.
“La bonifica è iniziata a febbraio, sta andando avanti e credo che entro l’estate almeno l’amianto sarà completamente rimosso”.






