REGGIO EMILIA – Resta in piedi in tribunale, per ricettazione, la discussa vicenda del furto – nel 1991 a Boretto – di un autoritratto di Antonio Ligabue, ma non per il critico d’arte reggiano Sandro Parmiggiani, la cui posizione è stata stralciata dal giudice Sarah Iusto al termine dell’udienza predibattimentale, decretandone il non luogo a procedere per il professionista perché “il fatto non costituisce reato”. Nell’articolata arringa difensiva, l’avvocato Noris Bucchi ha fatto breccia nel convincimento del giudice, come spiega a Tg Reggio.
“Parmiggiani non ha mai avuto il dubbio sull’autenticità e sulla provenienza lecita di quel quadro per una serie di ragioni. La prima perché il quadro era pubblicato sul catalogo di Negri, notoriamente il massimo esperto mondiale in tema di opere di Ligabue. La seconda perché gli addetti delle Belle Arti che hanno visionato l’opera non hanno rilevato nulla di anomalo. Poi per altre ragioni, non ultimo che non abbiamo neppure la certezza che quel quadro sia lo stesso rubato nel ’91 e da cui è scaturito questo procedimento”.

Sandro Parmieggiani
Rinviata invece a giudizio la gallerista parmigiana Patrizia Lodi, quindi dal prossimo autunno si tornerà a parlare in aula di quel quadro datato 1957-58 e valutato sui 250-300 mila euro, riconosciuto nel 2022 dalla legittima proprietaria (Alba Gainotti) in una mostra al Forte di Bard, in Val d’Aosta. Per la Procura l’autoritratto ad olio venne manomesso con la rimozione di un particolare, cioè una libellula poi ricoperta con i colori del cielo, per mascherarne la provenienza furtiva. Quadro che aveva già cambiato tre volte proprietario, finché non è stato sequestrato nella mostra aostana e riconsegnato alla professoressa d’origine borettese che su questa storia ha scritto anche un libro. Si è costituita parte civile, chiede 230mila euro di risarcimento-danni.
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