REGGIO EMILIA – Il primo Biciplan risale al 2008 e ha accompagnato Reggio Emilia, prima città italiana a dotarsi di questo strumento, nella tessitura della propria rete ciclabile oggi composta da 267 chilometri di piste di cui 36 chilometri immersi nel verde (le cosiddette Greenway) e 99 chilometri di ciclovie della rete portante, corrispondenti al 75% della rete pianificata.
Ma cosa si intende per pista ciclabile? L’originale definizione risale al Decreto 557 del 1999 e stabilisce che la larghezza minima deve essere di 1,50 metri, riducibile ad 1,25 metri ed, eccezionalmente, fino a 1 metro, ma per un tratto limitato e opportunamente segnalato.
Successivamente, dopo il covid, nuove normative introducono il concetto di corsie ciclabili, chiamate anche bike lane. In quelle ad uso promiscuo non si trova una definizione di larghezza minima, ma sono tutte misure di riferimento che sono indicative e che vanno da 1 a 1,50 metri inclusa la striscia bianca.
A Reggio troviamo situazioni differenti, ovvero piste (o corsie) ciclabili su corsia riservata, fisicamente separata dalla sede stradale, o ricavate dalla carreggiata stradale. In quest’ultimo caso non è difficile trovare situazioni dove la misura è ridotta al minimo di 1 metro o poco più, con conseguente aumento di pericolo. Proprio in corrispondenza delle vie che portano al centro storico, di norma le più frequentate dai ciclisti.
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