REGGIO EMILIA – “C’era stato un confronto con la direzione aziendale dall’inizio dell’anno, proseguito in questi mesi. Ora si è concluso positivamente con una ipotesi di accordo. Ora i contenuti saranno illustrati ai lavoratori in assemblea nei prossimi giorni, e saranno poi chiamati ad esprimersi attraverso il voto”. Così Erica Morelli, segretaria Filctem Cgil.
Si va dunque verso un accordo tra Manifattura San Maurizio, azienda del gruppo Max Mara e Cgil, nella vertenza in atto sulle condizioni di lavoro. Una distensione che arriva a un anno di distanza dal clamoroso sciopero da parte di una sessantina di addette il 21 maggio 2025.
“Condizioni di lavoro inaccettabili imposte dalla Direzione aziendale. Rigidità organizzativa, usura fisica, pressioni individuali, mancato riconoscimento economico e dei passaggi di livello, nessuna disponibilità al confronto con le rappresentanze sindacali” riferiva allora il sindacato in una nota per spiegare le ragioni della protesta. Un’azione che suscitò clamore e che ebbe un effetto dirompente.
Il 23 giugno il sindaco Massari riceveva le lavoratrici in Municipio, il caso approdava in Consiglio Comunale e anche in Parlamento con la deputata reggiana del Pd Ilenia Malavasi che rivolgeva una interrogazione alla Ministra del Lavoro Marina Calderone. Il 30 giugno la reazione choc del gruppo Max Mara che in un comunicato annunciava lo stop al progetto del Polo della Moda, addossandone la colpa al sindaco. Il caso attirava, inoltre, l’attenzione della stampa nazionale e in particolare i riflettori della trasmissione Rai Report.
Guidata dall’amministratore unico Alessandro Bianchi, l’azienda ha circa 200 dipendenti: 170 operai e una trentina di impiegati. In base all’ultimo bilancio disponibile, quello al 31 dicembre 2024, ha un fatturato di quasi 12 milioni, con perdite per poco meno di 200mila euro, coperte attingendo alla Riserva straordinaria. Manifattura San Maurizio è controllata da Max Mara Fashion Group. Realizza tutti i ricavi in Italia attraverso la lavorazione di capi d’abbigliamento femminile. Il principale cliente è Max Mara srl, socio di minoranza. Dal 2019 ad oggi l’azienda ha spesso chiuso i bilanci con disavanzi nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di euro.
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