REGGIO EMILIA – E’ iniziato tutto da via Gasparini 2 a Reggio: il 25 novembre 2025 i militari della Guardia di finanza notano un camion con un carico particolare: tabacco. Questo capannone del Villaggio Crostolo, volutamente anonimo, inutilizzato da anni, era una maxi fabbrica per la produzione di sigarette contraffatte dotata dei macchinari di ultima generazione.

Nei 5mila metri quadrati dei sotterranei c’erano linee di produzione collegate a generatori, vasche per la trinciatura del tabacco, cartine, filtri e le stampe contraffatte. Sono stati gli stessi esperti della Winston Blue a stabilire che la capacità produttiva era di 40 milioni di sigarette al mese. Considerando che – è emerso dalle indagini – il capannone era stato occupato abusivamente a gennaio 2025 e che la produzione era iniziata nell’aprile dell’anno scorso, si stima che le finte Winston prodotte in questo lasso di tempo, se immesse sul mercato, avrebbero fruttato 32 milioni. E poi c’erano i letti. La fabbrica sarebbe stata infatti anche il dormitorio per la decina di operai trovata sul posto: quasi tutti bielorussi e ucraini e un tunisino che aveva il compito di riparare le macchine qualora fosse stato necessario. In quella sera di novembre l’autista del camion è stato arrestato. Dai contatti emersi
Il Procuratore Paci: “Contrabbando di sigarette fenomeno insolito a Reggio”. VIDEO
dal suo cellulare, gli uomini e le donne delle Fiamme Gialle coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi sono andati a ritroso e hanno ricostruito una presunta rete sofisticata e organizzatissima: 11 gli indagati, a vario titolo, per produzione illecita e contrabbando di tabacchi lavorati ed evasione fiscale, che tra Iva e accise ammonta a 24 milioni. Tra questi, altri 4 coloro per i quali è stata disposta la custodia cautelare. Settanta in tutto le tonnellate di tabacco sequestrate.
Al vertice della presunta organizzazione ci sarebbe un italiano residente in Germania dove è titolare di una società: era lui l’importatore di tabacco grezzo. Un’attività legale che ad un certo punto intraprendeva un percorso illegale tutt’ora al vaglio degli inquirenti: la merce, anziché arrivare in Germania, sfruttando la normativa europea arrivava a Reggio. Dopodichè avveniva la contraffazione.












