REGGIO EMILIA – C’era anche un reggiano tra i componenti del sodalizio criminale dedicato al traffico internazionale di mezzi da cantiere, sgominato dalla Polizia e dalla Polstrada dell’Emilia Romagna con l’operazione Benna. Diciassette le persone indagate, di cui otto legate da vincolo associativo, 5 agli arresti domiciliari e una in carcere, a seguito di evasione, per appropriazione indebita, furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli industriali, falso documentale, materiale e ideologico. La banda a carattere transnazionale acquisiva in Italia, tramite noleggio o furto, i mezzi da cantiere, per poi esportarli all’estero, in particolare in Arabia Saudita e Libia, utilizzando come base di partenza i porti di Ravenna e Civitavecchia. Da quando è scattata l’operazione nell’ottobre del 2025 il bilancio è di dodici mezzi d’opera, 2 semirimorchi, 2 autocarri e tre autovetture sequestrati per valore complessivo accertato di un milione 800mila euro.
I vertici dell’organizzazione erano nel Bolognese e nel Modenese, ma il sodalizio criminale poteva contare su appoggi operativi anche a Chieti, Roma e Reggio Emilia. Figure che si occupavano del noleggio dei mezzi che poi sparivano, della rimozione del gps e delle spedizioni all’estero.
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