SOFIA (Bulgaria) – La carovana rosa è partita, per la 109esima volta. 21 tappe, fino al 31 maggio. Dalla Bulgaria, con Nessebar, Burgas e Sofia, a Roma, passando per Potenza, Viareggio, Aosta. Come sempre, molto più di una corsa. Pezzi di storia, pezzi di Italia e, appunto, non solo.
Non per la prima volta, il Giro scatta dall’estero: esperienze belle e interessanti, ha detto Roberto Reverberi ospite del Graffio alla vigilia della partenza collegato proprio dalla Bulgaria: “ma per noi il Giro vero inizia quando si arriva in Italia”, commenta il team manager Bardiani Csf 7 Saber.
Reverberi: un nome che è il Giro d’Italia. Il fondatore della squadra, Bruno, 83 anni, figura storica dell’ambiente e scopritore di talenti, è alla sua partecipazione numero 44. Un record assoluto. Il figlio Roberto è team manager della Bardiani Csf 7 Saber. Otto componenti, come sempre un mix tra giovani e più esperti: “Puntiamo a una vittoria di tappa – assicura Roberto Reverberi – Comunque proveremo a farci sempre notare, dei 44 corridori italiani che sono qui 22 sono cresciuti con noi”.
La Bardiani ha visto il ciclismo cambiare. Adesso è ormai cronicizzato il divario tra le squadre di prima fascia, che viaggiano su budget tra i 20 e i 60 milioni, e quelle di seconda fascia come il gruppo Reverberi, che hanno a disposizione tra i 3 e i 7 milioni circa all’anno. Per questo, l’ipotesi di introdurre un tetto salariale nel ciclismo che limiti le spese totali avrebbe una grande utilità: “Serve trovare un riequilibrio per rendere più affascinante il ciclismo”, chiosa il team manager reggiano.
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