REGGIO EMILIA – L’analisi dell’Ufficio Studi Lapam Confartigianato delinea un mercato del lavoro a due velocità per la provincia di Reggio Emilia. Se da un lato il territorio si conferma dinamico, trainato da una crescita record nell’edilizia (+30,1%) e nei servizi (+6,4%), dall’altro preoccupa la frenata del settore manifatturiero, che registra una flessione dell’11,7%. A bilanciare il calo del lavoro dipendente è l’exploit dell’occupazione indipendente, che a Reggio Emilia cresce del 26,4%, il dato più alto a livello regionale.
Numeri in linea con i dati dell’Emilia-Romagna, la seconda regione per crescita dell’occupazione nel 2025 (+2%), dietro solo alla Campania (+2,6%). Nel confronto con le principali regioni, l’Emilia-Romagna risulta prima per crescita in Servizi e Costruzioni, mentre ha il calo più accentuato nell’occupazione manifatturiera. Reggio Emilia è la terza provincia in regione per crescita nei Servizi (+6,4%), ma l’area reggiana è anche la seconda provincia in Regione dove si concentra maggiormente il calo dell’occupazione manifatturiera (-11,7%).
Nonostante il rallentamento della produzione legato allo shock energetico, le imprese faticano ancora a trovare personale: il 51,6% delle posizioni resta difficile da coprire. Per questo motivo, molte realtà hanno scelto di “trattenere” i lavoratori anche durante i cali produttivi, nel timore di non riuscire a rimpiazzarli in futuro.
Sulla situazione è intervenuto Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato Reggio Emilia: “Le nostre imprese sono oggi particolarmente esposte ai venti di crisi internazionale e al caro energia. Sebbene la tenuta del lavoro indipendente sia un segnale di resilienza, il calo nel manifatturiero è un campanello d’allarme che non va ignorato. Il nostro auspicio è che si ritrovi presto una stabilità che permetta agli imprenditori di tornare a pianificare investimenti e assunzioni con una visione di lungo periodo”.








